16 ottobre 2021
LE GUERRE SONO L’ANTIDEMOCRAZIA DEI POPOLI.

Gli Americani negli ultimi 50 anni hanno vissuto una continua guerra, sempre combattuta fuori  dai propri confini, cominciando dal Vietnam, una pagina nella nella loro storia, fu un incubo durato molti anni. Durante il mio periodo militare (naia) ho vissuto come spettatore la brutalità e l’orrore stampato sui volti dei soldati Americani che tornavano da quel fronte , perché erano feriti oppure erano alterati da quanto hanno visto e subito o fatto. La base di Vicenza era un luogo di decantazione, dopo un periodo di trattamenti sulla persona , sia che fossero di natura chirurgica o mentale venivano,  quasi la totalità rimandati in Vietnam. Tutto questo mostrò il lato debole del più grande paese del mondo che era incapace di vincere una guerra contro quel popolo, tanto da scatenare una ribellione interna che fece si che si sprigionò in moltissime battaglie. Anche all’interno  della America vi fu un momento amaro, tale da provocare ripercussioni in tutto il mondo suscitando moltissime polemiche e fece versare un mare di inchiostro sulle pagine dei giornali e libri. Allora nacque un movimento ” figli dei fiori”

Poi vi fu L’Indocina stessa sorte, uguale per L’Iraq, ultima nel tempo Afghanistan, il risultato é sempre stato l’occupazione del territorio cercando di portare una democrazia compiuta, ma con un pessimo risultato tanto che le ultime in ordine di tempo hanno portato più danno che benefici nel popolo. Oggi rientrando i Talebani stanno imponendo al paese una sorta di vendetta che costringe molti ha fuggire, chi non può deve soggiogarsi al potere, la presunta democrazia importata dagli Americani in men che non si dica è stata spazzata via .

Tutti i popoli democratici devono far leva verso i più forti  perché ciò che è successo  da dopo la seconda guerra mondiale non si riproponga più. Tutti devono vivere al meglio senza alcuna costrizione.

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29 settembre 2021
L’emozione non ha voce (Canzone)

Un po di romanticismo fa sempre bene… Nella vita l’amore è molto importante… Se non ci fosse bisognerebbe inventarlo…

Vogliate gradire una bellissima canzone di Adriano Celentano… L’Emozione non ha voce…

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4 settembre 2021
rolex———

da la stampa  mattia feltri


.
MATTIA
FELTRI

BUONGIORNO
Adoro i social perché sono la trama quotidiana della stoffa
del paese. Da un paio di giorni, per esempio, forse venuti a
noia gli afghani e scesi allo stomaco i no vax,

la moltitudine
ha indirizzato la brama di giustizia su un giovanissimo can-
didato renziano ritratto col Rolex. ……

Fidel Castro il Rolex l’aveva e di popolo ci capiva
o no? B

Anche Che Guevara aveva il Rolex, e ci capiva?
Mah.

Un altro con il Rolex era John F. Kennedy, e non so se
avesse il bernoccolo del popolo

. Il Dalai Lama di Rolex ne
possiede un paio, in una collezione di una quindicina di
orologi di lusso, e quanto sia ferrato in fatto di popolo è da
appurare.

Un altro col Rolex era Barack Obama, addirittu-
ra un Cellini, roba da oltre diecimila euro, e chissà in che
rapporti era col popolo

Ah, stavo dimenticando

il gigantesco-
Martin Luther King,

uno che il popolo lo condusse in
piazza a Washington – centinaia di migliaia di neri in piaz-
za a sentire «I have a dream» – e portava un Rolex, l’incom-
petente.

Era un Datejust d’oro, molto simile al Datejust d’o-
ro di un dilettante di pari grado: Giovanni Paolo II.

E del re-
sto uno come Salvini, che del popolo sente anche l’odore,
l’orologio nemmeno lo indossa.

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3 settembre 2021
si o no questo è il problema…

da ..la stampa

articolo di Maurizio Costanzo
rispecchia perfettamente quello che penso

Non facciamo una grande

scoperta, ma il “no” è sem-
pre e comunque, dalla an-
tichità, segno di negazio-
ne. Partendo dal
“no-vax”, cioè quanti ri-
tengono di non doversi vaccinare, pro-
viamo a declinare quanti altri “no” po-
trebbero subdolamente accerchiarci.
Per esempio, il “no-pax” (cioè no pace) il “no-sex”
(non faremo più sesso). Di positivo ci potrebbe essere
il “no-tax” (non paghiamo più le tasse)……..
C’è poi il “no-gol”, che è quello che dicono gli allena-
tori delle squadre di calcio nel fare la formazione della
squadra, come dire: non ti metto in squadra, quindi
non farai gol. …..
si accorgerà che i “no-vax” sono gli ultimi che hanno
usato il “no” e che il “no” ci accompagna da sempre.
C’è posta per me? “No”. Mi ha cercato qualcuno?
“No”. Ci sono notizie riguardo al posto di lavoro che
cercavo? “No”. Sarebbe bello un mondo fatto di
“sì-vax”, “sì-sex”, “sì” sempre.
D’altra parte, sappiamo bene che il semaforo è rosso
per non farci passare e verde per darci l’okay. Come
possiamo dire? Verde: “sì-pass”. Rosso: “no-pass”.
Pensate che si nega la pace (“no-pax”) ma non si ne-
ga la guerra. Avete mai sentito la frase: “no-war”?

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2 settembre 2021
“Ecoisole Smart Torino”

Parte in questi giorni a Torino il nuovo sistema di raccolta differenziata ad accesso controllato. Ora anche nei quartieri di Madonna di campagna e Borgo Vittoria. La nuova raccolta prevede la sostituzione delle attuali attrezzature stradali con nuovi cassonetti “smart” utilizzabili solo dai residenti tramite una personale tessera elettronica.

I nuovi contenitori collocati su suolo pubblico costituiscono le cosiddette ecoisole, ognuna composta da 4 nuovi cassonetti con accesso controllato per la raccolta del vetro e degli imballaggi in metallo, degli imballaggi in plastica, del rifiuto organico e del residuo non recuperabile. La raccolta di carta e il cartone verrà invece gestita e potenziata tramite raccolta “porta a porta” con apposite attrezzature collocate nei cortili condominiali. In tutta l’area interessata verranno installate circa 200 nuove ecoisole.

Alla fine settembre, si procederà con la chiusura dei contenitori e si potrà accedere ai cassonetti solo tramite la propria Ecocard.

Per approfondire premere “qui”

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31 agosto 2021
BENZINA ROSSA

Finalmente finisce un’era, quella della benzina Rossa, che ha provocato nel mondo una catastrofe per la salute delle persone.

Resta ancora utilizzata negli aerei di linea, per cui vaporizzando nell’aria un effetto sulle persone lo provocherà.

per una lettura più completa cliccare;   Addio alla benzina “super”: perché da oggi non esiste più (msn.com)

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21 agosto 2021
Differenze tra i veli

Tutti sentiamo in questi giorni la notizia che le donne Afghane stanno facendo la corsa per procurarsi i BURQA, per non farsi trovare a volto scoperto dai Talebani, già in passato l’avevano imposto come obbligo.

In occidente i veli delle donne musulmane vengono percepiti come simboli di oppressione, ma noi per cultura non ne conosciamo le differenze tra le diverse tipologie di copricapo, tanto che rischiamo di confonderle usando termini inappropriati, tra burqa, niqab ,chador e hijab.

hijab >  è il velo più diffuso e conosciuto in occidente, si tratta di un drappo che copre il capo, il collo, le orecchie e lascia scoperto il volto.

chador > viene indossato specialmente in Iran, dalle donne quando sono fuori casa, è un velo molto più lungo dello hijab, consiste in un semicerchio di tessuto che passa sopra la testa, collo, spalle e tutto il corpo, ma lascia scoperto il viso.

niqad > è un velo molto diffuso in Arabia Saudita, lascia scoperti solo gli occhi, coprendo il capo e il resto del viso, inoltre il velo più grande avvolge buona parte del busto.

burqa > copre completamente il corpo della donna, ha una retina all’altezza degli occhi per permetterle di vedere, i colori tradizionali del burqa sono: azzurro, oppure nero, in alcune zone i colori principali sono il verde oppure marrone. In Afghanistan viene chiamato anche chadari, ed è quello che i talebani imposero nella precedente dittatura.

Nel Corano, il copricapo viene genericamente indicato un velo, ma in questo caso è una interpretazione particolarmente restrittiva, nata sulle convenzioni culturali.

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7 agosto 2021
OLIMPIADI-

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Una meravigliosa estate per essere italiani
Dai Giochi l’autobiografia di una nazioneTrentotto medaglie, il record di sempre: c’è una nuova generazione cresciuta in un Paese che teme di tramontare
GIANNI RIOTTA
TOKYO
«Era un ossimoro: per lanciar-
mi nella finale della staffetta
4×100, ultima frazione contro
l’inglese Nethaneel Mit-
chell-Blake, un amico con il
quale mi sono allenato in pas-
sato, mi dicevo, Stai calmo,
Stai calmo Filippo, Rilassati,
Non forzare, Tanto lo prendi».
Così Filippo Tortu, 23 anni,
studente di Impresa e Manage-
ment alla Luiss di Roma, «Ho
più paura prima di un esame
che di una finale», racconta, in
inglese, alle telecamere del
mondo, nel sotterraneo afoso
dello Stadio Olimpico di To-
kyo, i suoi pensieri nei 100 me-
tri finali della staffetta che ha
dato all’Italia un record di 10
ori, 5 nella magnifica atletica.
«Oxymoron», pensate, un
atleta, ancora madido di sudo-
re, bandiera tricolore sulle
spalle, dopo una impresa sen-
za precedenti nella storia ita-
liana, avendo rimontato un
metro all’asso della Louisiana
University, sceglie la parola
«ossimoro», con perfetta pro-
prietà, spiega la onnisciente
Enciclopedia Treccani «L’ossi-
moro (dal greco oksýmōron,
composto di oksýs “acuto” e
mōrós “stolto, folle”) è un pro-
cedimento retorico che consi-
ste nell’unire due parole o
espressioni che sono inconci-
liabili nel significato», «per dar-
mi energia mi dicevo stai cal-
mo!». Questa è l’immagine
che il nostro paese sta dando
di sé alle Olimpiadi di Tokyo,
in una meravigliosa estate per
essere italiani. Chi di noi vive
queste ore in Giappone, ascol-
ta frasi di simpatia, non rituali,
come quelle che mi gira Syo
Miyazaky, giovane chef di un
minuscolo ristorante di Ginza,
«Siete veloci voi italiani, sì, ma
vincete con stile, sembra che il
caldo non esista per voi».
Non è vero, ho visto i quattro
dell’inseguimento d’oro del ci-
clismo a Izu grondar sudore, ho
visto Irma «La Tosta» Testa fati-
care sotto la boxe della filippi-
na Petecio, e ieri gli eroi della
staffetta azzurra, Patta-Ja-
cobs-Desalu-Tortu patire nella
calura sulla capitale, ma Syo co-
glie, con acume, il nesso: l’Ita-
lia Olimpica 2021, record di 10
ori, 10 argenti e 18 bronzi, me-
raviglioso settimo posto nel me-
dagliere, primi in Europa e die-
tro le grandi potenze, vince pia-
cendo, vince riscuotendo sim-
patia, vince suscitando ammi-
razione per stile e rigore. Mar-
cell Lamont Jacobs, nato a El Pa-
so, Texas, rivendicato ora da
due paesi, con la ricerca del pa-
dre perduto a commuoverci. Il
lottatore Chamizo, cubano-ita-
liano, lo staffettista Desalu, bat-
terista per passione, di origine
nigeriana, che ride con il com-
pagno Tortu, milanese di fami-
glia sarda, sulla comune «u» fi-
nale. Il marciatore d’oro Massi-
mo Stano, che impara il giappo-
nese e saluta i volontari di To-
kyo in buon accento, converti-
to all’Islam per amore della mo-
glie Fatima, mentre Caterina
Marianna Banti, oro nella vela,
l’Islam lo ha studiato all’Orien-
tale di Napoli e firma saggi pon-
derosi dal titolo «Il ruolo del sa-
lafismo nella transizione demo-
cratica della Tunisia», parlan-
do oltre all’italiano, arabo, tur-
co, francese, inglese, spagnolo
e tedesco. Prima del successo
di Banti e del suo partner di im-
barcazione Nacra, Ruggero Ti-
ta, il solo successo italiano nel-
la barca a vela, con l’eccezione
della Alessandra Sensini nel
windsurf, risale al magnifico
ammiraglio Tino Straulino, me-
daglia d’oro ad Helsinki 1952,
nato a Lussimpiccolo, oggi Ma-
li Lošinj in Croazia, nel 1914,
commando nella X Mas contro
gli inglesi, poi resistente contro
la Repubblica di Salò. Era un’al-
tra Italia, per confini, cultura,
tradizioni, oggi Straulino con-
dividerebbe la squadra con il
pesista Zane Weir, nato e cre-
sciuto a Amanzimtoti, Sud Afri-
ca, studente dell’Università di
Città del Capo, avviato allo
sport dal nonno Mario.
The Economist aveva irriso
la Nazionale italiana di Rober-
to Mancini, dominatrice del
Campionato Europeo per la
prima volta dopo il 1968, per-
ché solo bianca, trascurando
la diversità introdotta dai bra-
siliani-italiani, Jorginho, To-
loi, Emerson. A Tokyo il 38%
degli azzurri e delle azzurre

non è nato in Italia, se il presi-
dente del Coni Giovanni Mala-
gò, opportunamente, invoca
uno ius soli sportivo, cittadi-
nanza per gli atleti che anticipi
l’attesa del diciottesimo anno,
è perché vede, in prima fila, co-
me questi ragazzi, «stranieri
senza passaporto», parlino, vi-
vano, sentano come italiani.
Jacobs ieri l’ha detto, secon-
do oro alle spalle, «Quando ve-
diamo la bandiera, quando
sentiamo l’inno, ci vengono i
brividi sulla pelle», e Desalu,
che gioca a fare il duro «io non
piango», annuisce compunto.
È stato il compianto presiden-
te Carlo Azeglio Ciampi, in po-
lemica contro chi predicava di
«Morte della patria in Italia» a
insistere perché Inno di Mame-
li e tricolore tornassero a esse-
re parte della vita quotidiana,
e Giorgio Napolitano e Sergio
Mattarella hanno confermato
la sua scelta raziocinante. Lo
sport, e questa dura stagione
di pandemia, provano quanto
i simboli contino, in tempi diffi-
cili. La ginnasta Vanessa Ferra-
ri vince l’argento sulle note del
cantante Bocelli


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7 agosto 2021
ponti…………………….

Il Ponte di Øresund che si immerge nelle acque del Nord | SiViaggia

“Questo incredibile ponte si trasforma in un tunnel sottomarino e collega la Capitale della Danimarca, Copenhagen, con la città di Malmö, in Svezia.

È il Ponte di Øresund (Øresundsbron), progettato dall’architetto danese George K.S. Rotne e inaugurato nel 2000. È il più lungo ponte strallato d’Europa, adibito al traffico stradale e ferroviario, con una campata centrale di 490 metri.

La parte esterna del ponte è lunga 8 chilometri. A un certo punto, nel bel mezzo del mare, si trasforma in un’isola artificiale e si inabissa nelle profondità marine diventando un tunnel lungo ben 4 km che passa sotto il Canale di Flint.

Il ponte è costruito in modo tale da far passare la ferrovia esattamente sotto la via asfaltata.

Questo ponte è estremamente interessante sia dal punto di vista architettonico sia dal punto di vista biologico: la Lund Botanical Association ha identificato oltre 500 specie di piante sull’isola artificiale, che è stata costruita da materiale recuperato dagli scavi per il tunnel.

Il ponte è stato assemblato sulla terra ferma e poi immerso nelle acque. Un singolo elemento del tunnel è lungo 176 metri, largo 42 e alto quasi 9 e ha un peso di circa 57.000 tonnellate. Le estremità di ogni elemento di tunnel completato sono state sigillate con enormi paratie d’acciaio e il pezzo è stato trainato da enormi rimorchiatori fino al luogo dell’assemblaggio. Un lavoro immenso, che però ha cambiato il destino di due Paesi”

attraversarlo è stata un’emozione incredibile.

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6 agosto 2021
“Ponti incredibili che esistono davvero”

Dal Brasile a Dubai ecco i ponti più incredibili del mondo.

L’intelligenza umana ben venga quando si usa per creare delle opere favolose che offrono una vista di panorami mozzafiato.

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