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Roma città eterna

mercoledì 27 maggio 2020

Borgo Vittoria (per l’élite….)

domenica 24 maggio 2020

dal quotidiano La Stampa del 24/05/2020

di

MATTEO ROSELLI

Borgo Vittoria

Chiesa della Salute

Il quadrilatero
sarà pedonalizzato

Potrebbe essere ribattezzata
«la rivoluzione moderata».
Ma la prospettiva di pedonalizzare anche solo il quadrilatero di via Chiesa della Salute suona già come un progetto destinato a cambiare le abitudini di uno degli ultimi fortini commerciali della periferia Nord della città. Un sogno
che si rincorre da anni. E mai
come oggi, complice la crisi e
le misure di sicurezza portate dal coronavirus, sembra a
portata di mano. La linea di
congiunzione sarà via Vibò,
che dovrebbe essere pedonalizzata da via Chiesa della Salute fino in via Bibiana, nel
tratto che costeggia il Santuario e il mercato.
Circa 300 metri, chiusi da fioriere e dissuasori, chiusi per le auto in favore dei dehors e delle passeggiate tra i negozi.
L’obbiettivo di Palazzo Civico è quello di trasformare il
piazzale in un contenitore
per eventi culturali e realtà
commerciali itineranti. I tempi? «Inizialmente si pensava
di partire subito – spiega Andrea Ledda, presidente dei
commercianti di Borgo Vittoria Quadrilatero V – Ora, probabilmente ci vorranno altri
dieci giorni, massimo due settimane». Il progetto piace alla maggioranza dei negozianti, che però sono spaventati
dai possibili problemi alla
viabilità: «Si ventilava l’ipotesi di chiudere via Chiesa nel
tratto del Santuario e questo
sarebbe un problema – dice il
presidente, Giovanni Scolaro – In quel caso, senza un progetto sui parcheggi e il trasporto pubblico si rischia di
danneggiare il commercio di
zona».
Secondo il presidente della Circoscrizione 5, Marco
Novello, il problema si pone
anche solo pedonalizzando
via Vibò: «Ad oggi non siamo
stati minimamente considerati dal Comune. Quella zona è piena di posteggi e pensare di cancellarla dall’oggi
al domani, senza soluzioni alternative, è una pazzia
». —

*** VILLAGGIO LEUMANN ***

mercoledì 13 maggio 2020

Un villaggio da fiaba alle porte di Torino

L’origine del villaggio risale al 1875, quando gli imprenditori svizzeri LEUMANN trasferirono nel territorio di Collegno la loro attività tessile del cottone, avviata intorno alla metà del secolo a Voghera.  L’esigenza di utilizzare le esperte maestranze già alle proprie dipendenze indusse alla costruzione di un complesso abitativo attorno allo stabilimento, gli esiti di una  progettazione approdarono per una realizzazione di numerose casette a due pian i fuori terra, una palazzina per gli impiegati e un convito per le operaie, affiancati da edifici di utilizzo collettivo, come bagni, la scuola elementare e l’ufficio postale. Casette ispirate al modello dello chalet di importazione svizzero-tedesco adottato nel primo nucleo, sono approntate a un sobrio gioco floreale, a cui si contrappone la fantasia in sintesi di stile liberty e dal revival neoromanico  della chiesa dedicata a Sant’Elisabetta. Come attesta la presenza di tali servizi, la borgata fu concepita quale comunità produttiva autonoma, dotata di iniziative protese a disciplinare la classe operaia e favorirne un miglioramento delle condizioni di vita, all’insegna di un organico che pone il “Villaggio Leumann” fra le più interessanti esperienze germinate nel settore, insieme a quel insediamento particolare dell’epoca.

La singolarità del patrimonio edilizio conservato e del programma che vi era correlato rendono l’area uno dei principali siti dell’Ecomuseo della cultura materiale della Provincia di Torino.

COSì dicono……. dal 5 maggio………

giovedì 23 aprile 2020

“Non servirà l’autocertificazione per circolare all’interno del
proprio comune. Ci sarà una
fascia protetta (10.30-18) per
l’uscita degli ultra 70enni”
da La Stampa del 23/04/2020

- LE ULTIME CONSEGUENZE -

giovedì 16 aprile 2020

Ero seduto su una panchina che leggevo il giornale, mi ero soffermato ad un articolo che dava le ultime notizie del momento. Un signore seduto vicino, ma a misura di prevenzione commentava, che questi fatti di pandemia era un pericolo molto infausto per l’Italia, ma soprattutto per l’anzianità delle persone, è sentenziava ancora dicendo; che era specialmente l’ultima generazione che se ne andava. Infatti, la sua era una previsione come quella di tutti noi. Sentenza molto appropriata.

Certamente al giorno d’oggi ci sono al bisogno le apposite strutture per anziani, sicuramente c’è una buona parte di anziani che ne usufruisce che per diverse ragioni si trovano lì, tra quelle mura di una Casa di Riposo fino al termine della loro esistenza. Anziani, che nella loro fragilità sono stati colti da quel infame virus senza alcuna via di scampo. Anziani, che erano custodi di molte esperienze di vita, cultori di tante tradizioni. Ci rendiamo conto che se ne vanno i migliori, quelli che avevano avuto una precoce gioventù di miseria causata dalla guerra e del subito dopo. Anziani, che sapevano  cosa voleva dire sacrificio, giorni di fame e sopportazione. Anziani, che vivevano nella speranza, sempre con l’idea di trovare un via nuova per conquistare un migliore futuro. Intanto la soluzione di quei momenti era solo unica, quella di rimboccarsi le maniche mettendoci il cuore e le braccia per ricostruire una Italia distrutta.

Scusatemi, sono passati da allora tanti anni, ora erano fortunatamente nonni, erano i bisnonni del tutto buono, aiutavano la famiglia anche con le loro, forse misere pensioni, sempre pazientemente accudivano anche i loro nipoti, acconsentendo i famigliari ad assentarsi per il lavoro, ma poi ???….

Questi capelli d’argento ora se ne stanno andando soli, disgraziatamente soli senza nemmeno un conforto, neanche un piccolo saluto dei loro cari, neanche un misero grazie….soli, soli, soli per sempre.

cosa ci stiamo perdendo….DELLA PRIMAVERA.

lunedì 6 aprile 2020

ECCO COSA NON VEDREMO DELLA PRIMAVERA DEL 2020……… TUTTI QUESTI MERAVIGLIOSI FIORI

EPPURE NONOSTANTE TUTTO DOBBIAMO RINGRAZIARE CHE  QUESTO NOSTRO SACRIFICIO NON SARA’ VANO. SPERIAMO DI POTERCI GODERE I FRUTTI DI QUESTI FIORI……..

CE LA FAREMO UNITI CE LA FAREMO…

BLOGGHERINE E BLOGGHERINI

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domani è un’altro giorno……

venerdì 3 aprile 2020

E’ uno di quei giorni che
Ti prende la malinconia
Che fino a sera non ti lascia più
La mia fede è troppo scossa ormai
Ma prego e penso fra di me
Proviamo anche con dio, non si sa mai
E non c’è niente di più triste
In giornate come queste
Che ricordare la felicità
Sapendo già che è inutile
Ripetere “chissà?
Domani è un altro giorno, si vedrà”
È uno di quei giorni in cui
Rivedo tutta la mia vita
Bilancio che non ho quadrato mai
Posso dire d’ogni cosa
Che ho fatto a modo mio
Ma con che risultati non saprei
E non mi son servite a niente
Esperienze e delusioni
E se ho promesso, non lo faccio più
Ho sempre detto in ultimo
Ho perso ancora ma
Domani è un altro giorno, si vedrà
È uno di quei giorni che
Tu non hai conosciuto mai
Beato te, si beato te
Io di tutta un’esistenza
Spesa a dare, dare, dare
Non ho salvato niente, neanche te
Ma nonostante tutto
Io non rinuncio a credere
Che tu potresti ritornare qui
E come tanto tempo fa
Ripeto “chi lo sa?
Domani è un altro giorno, si vedrà”
E oggi non m’importa
Della stagione morta
Per cui rimpianti adesso non ho più
E come tanto tempo fa
Ripeto “chi lo sa?
Domani è un altro giorno, si vedrà”
Domani è un altro giorno, si vedrà

i semafori..

venerdì 6 marzo 2020

da specchio dei tempi:
Un lettore scrive:
«Da un po di tempo a questa parte noto con preoccupazione che la manutenzione dei semafori cittadini è scarsa o quasi del tutto
assente. Non c’è praticamente incrocio ove non ci
sia almeno una lampada
bruciata (sovente si tratta
di quella del “rosso” con
grave pericolo per la circolazione), una parabola
mancante o un parasole
staccato.
«A parte il senso di trascuratezza il pericolo per automobilisti e pedoni è molto elevato».

a questo aggiungo che ci sono anche i semafori che non si vedono i colori…….o pulirli o cambiarli ( ce ne sono di quelli più nuovi che i colori sono brillanti e si vedono da lontano).

BUONGIORNO!!!!!!!!!!!!

domenica 16 febbraio 2020

NON SI NE PUO’ PIU’ EI PROGRAMMI TIPO TALK

SUI CANALI TELEVISI…..LA7 E’ PRIMA IN CLASSIFICA

CON LA 7

ONNIBUS

COFFEE BREAK

L’ARIA CHE TIRA

TAGATA’

OTTO E MEZZO.

E CHE DIRE  DEGLI “OPINIONISTI…….

SEMPRE GLI STESSI CHE SANNO TUTTO SU TUTTO

E SONO SEMPRE GLI STESSI CHE GIRANO I PROGRAMMI

E SONO ANCHE MATTINIERI

COMINCIANO GIA’ ALLE 8……

BASTA BASTA BASTA

E I TELEGIORNALI SEMPRE LE STESSE NOTIZIE

SEMPRE GLI STESSI FILMATI

BASTA BASTA BASTA….

La leggenda della merla

martedì 11 febbraio 2020

Perché i giorni della merla si chiamano così?
Il 29, 30 e 31 gennaio sono noti come “i giorni della merla” , ovvero i giorni più freddi dell’anno. Sulla nascita di questo famoso detto circolano varie interpretazioni.
Da dove arriva questo modo dire non si sa con certezza. Tra le ipotesi più diffuse, c’è un aneddoto riportato da uno scrittore del Settecento, ma ci sono anche diverse fantasiose versioni regionali di una favola che ha come protagonisti una merla e il mese di gennaio.

UN CANNONE NERO SUL PO. Una di queste storie fu raccontata da un tale Sebastiano Pauli nel 1740 e aveva per protagonisti alcuni soldati piemontesi che dovevano trasportare da una sponda all’altra del fiume Po un pesante cannone di ghisa che, per il colore nero, era chiamato Merla. Era gennaio, e le acque del fiume erano così impetuose che i soldati non riuscivano a costruire un ponte di barche per trasportarlo. Finché, negli ultimi tre giorni del mese, il Po ghiacciò al punto che i soldati, una volta legato il cannone con delle corde robuste, riuscirono a trascinarlo sulla superficie ghiacciata fino all’aLA MERLA BIANCA. C’è poi una “favola” tramandata di generazione in generazione, con leggere varianti a seconda delle regioni d’Italia (specie nel Nord). La più popolare ha come protagonista una merla dalle piume bianche e soffici che, rischiando di morire a causa del gelo invernale, negli ultimi tre giorni di gennaio trovò riparo e calore in un comignolo di una casa.

Quando, al primo tepore, finalente ne uscì, era ormai il 1° febbraio, e a causa della cenere che l’aveva ricoperta completamente, era diventata nera. La leggenda vuole che siccome si trattava dell’unica merla sopravvissuta, da quel giorno, tutti i merli ebbero sempre il piumaggio scuro.ltra sponda del fiume.