
Con la presenza di oltre due milioni di pellegrini, siamo ormai giunti agli ultimi giorni dell’ostensione della Sindone, iniziata il 10 aprile nel Duomo di Torino e impreziosita dalla presenza del papa Benedetto XVI domenica 2 maggio con la celebrazione della santa Messa in piazza San Carlo di fronte ad una strabocchevole folla di fedeli giunti da ogni parte d’Italia. «Un’occasione quanto mai propizia, per contemplare quel misterioso volto, che silenziosamente parla al cuore degli uomini, invitandoli a riconoscervi il volto di Dio». Questo ha detto Benedetto XVI in occasione della sua visita a Torino. Al di là di tutto ciò che favorevolmente ha suscitato l’ostensione della Sindone, mi piacerebbe ricordare ai miei compagni di blog una frase espressa dal Papa nella, purtroppo non soleggiata giornata, di quella domenica. Questa, che più ritorna alla mente, perché mi rimanda indietro nel tempo (guerra 40/45, sfollati a Ciriè dopo che un bombardamento aveva abbattuto la nostra casa, io e mia madre fummo casualmente fermati dinanzi alla chiesa di San Giuseppe di ritorno dal Catechismo, da una pattuglia tedesca in fase di rastrellamento, mia madre fu costretta brutalmente ad esibire i propri documenti all’ufficiale che rilasciandoci, con un indimenticabile ghigno crudele, la consigliò di sbarazzarsi di quella creatura dal viso deforme che ero io, al che, rischiando la propria vita, ella gli si scagliò selvaggiamente contro graffiandogli il viso; fortunatamente finì bene perché mia madre fu semplicemente oggetto di un paio di pesanti manrovesci da parte del nazi) è stata quella rivolta ai degenti nella visita al ‘Cottolengo’: «Tutti i poveri sono i nostri padroni, ma questi che all’occhio materiale sono così ributtanti, sono i nostri padronissimi, sono le nostre vere gemme» ha evidenziato il Pontefice con le parole di San Giuseppe Benedetto Cottolengo, quasi rispondendo a Giorgio Bocca, che l’anno scorso aveva suscitato sdegno nel mondo cattolico, e non solo, per aver criticato sull’Espresso il “culto della vita a ogni costo che lascia perplessi i visitatori della Piccola casa della divina Provvidenza, la pia istituzione del ‘Cottolengo’, dove tengono in vita esseri mostruosi e deformi”. Per il successore di Pietro, invece, l’istituto torinese incarna la parola dell’apostolo Paolo, “La carità di Cristo ci spinge”, che il Cottolengo volle tradurre in totale dedizione al servizio dei più piccoli e dimenticati. «E voi malati – ha aggiunto – svolgete un’opera importante: vivendo le vostre sofferenze in unione con Cristo crocifisso e risorto, partecipate al mistero della sua sofferenza per la salvezza del mondo. Desidero esprimere a voi tutti la mia gioia e la mia riconoscenza al Signore che mi ha condotto fino a voi, in questo luogo, dove in tanti modi e secondo un carisma particolare si manifestano la carità e la Provvidenza del Padre celeste». Parole ricche di umanità verso le persone sofferenti e balsamo pure per le mie ferite, che seppur lenite incidono ancora nei miei ricordi.