Archivio della Categoria 'Storia'

* PIETRE D’INCIAMPO *

mercoledì 15 gennaio 2020

I torinesi e i turisti più attenti in giro nel capoluogo torinese, avranno già notato incastonati nel lastricato della pavimentazione delle vie cittadine, delle strane pietre ricoperte di ottone con inciso sopra, nome e dei numeri. Vengono chiamate “pietre d’inciampo”, sono per ricordare le persone innocenti deportate nei campi di sterminio durante il periodo nazista. Su ogni pietra che viene posata davanti all’ultima abitazione della vittima di questa feroce follia, sono incisi i nomi, date e luoghi.

Queste pietre scolpite che troviamo quotidianamente sul nostro cammino, ricordano i nomi di quelle vittime spezzate, non sia d’esempio dell’inciampare ancora, ma che rimanga soltanto nella triste storia.

Queste pietre (Stolpertsteine in tedesco) sono state ideate dall’artista tedesco Gunte Deming, perché vengano depositate nel tessuto urbano delle città europee, una memoria diffusa dei cittadini deportati nei campi di sterminio nazisti.

UN’Antica mappa per l’aldilà

mercoledì 15 gennaio 2020

UN’antica mappa per l’aldilà

Una mappa trovata in un sarcofago dell’antico Egitto di 4000 mila anni fa.

Il viaggio dell’aldilà sarebbe interessante sapere in anticipo il tragitto che si compie dopo la dipartita. per saperne di più premere qui.

Ricordi…”La Befana dei Vigili”

sabato 4 gennaio 2020

C’era una volta la “Befana dei Vigili Urbani di Torino”.

Il 6 gennaio dell’epoca giorno dell’Epifania, era consuetudine per gli automobilisti di Torino, fare dei regali ai Vigili della città per ringraziarli  dell’opera svolta nel gestire il traffico, in un periodo in cui non erano ancora entrati in funzione i semafori.

Ma, anche riscontrando che si viveva ancora nel periodo del dopoguerra, le situazioni delle famiglie dei Vigili non erano tanto rosee, i torinesi decisero di fargli dei doni consegnandoli nei punti nevralgici della città, posandogli attorno alla rotonda pedana del vigile in servizio. Dopo i primi anni, quando il tenore di vita era migliorata, la tradizione ha continuato per un periodo e i doni ricevuti dai Civich, venivano poi destinati alle persone meno abbienti della città.

Molto tempo è passato e tutto è avvenuto cambiando, ora ci sono i semafori, rotatorie, sensi unici………….ma provate a pensare, un vigile in mezzo alla via, sarebbe molto impensabile con il traffico caotico di oggi.

Ci resta solo il ricordo di un tempo che fù.

- Tradizione Natalizia -

domenica 22 dicembre 2019

IL PRESEPIO

IL presepio rimane come il simbolo indiscusso del Natale. Il suo fascino resta costante di generazione in generazione, soprattutto per i bambini che si incantano a guardare la stella cometa, i pastori, il bue con l’asinello, tutte queste statuine messe in uno sfondo paesaggistico di fantasia e rivolte verso la capanna della natività.

Nel tempo queste rappresentazioni Natalizie sono diventate anche come delle vere opere d’arte, attirando gran numero di turisti, credenti o curiosi, e in certe località del Piemonte ci sono ancora degli artistici capolavori che meritano di essere visitati.

Come a Torino c’è lo storico presepe meccanico nella chiesa della S.S.Annunziata di Via Po, 45. Fu costruito nei primi anni del 900, è sicuramente uno dei presepi della tradizione da ammirare, splendido esempio di architettura neobarocca. Dal 1986 è sotto tutela della Sovraintendenza ai beni artistici e storici come oggetto di antichità e pregio storico. Con i suoi 200 metri quadrati e l’ideale per l’impatto scenografico, presepe composto da 200 personaggi con altezze che vanno da 25 ai 90 cm. di cui 100 animati, i movimenti sono dati da un unico e vecchio motore elettrico, fontanelle, fiumi, laghetti son alimentati da un complesso idraulico, l’effetto giorno/notte da un impianto led di diverse tonalità.

L’Officina artistica è composta da un gruppo di volontari, che si occupa della manutenzione di tutto il meccanismo.                                                          Un consiglio andateci a visitarlo in questi giorni ………..merita.           ***Auguro un sereno e gioioso Natale e un felice e prospero Anno Nuovo a tutti quei lettori che leggeranno questo Blog.   Con un ciao… Beppe

= AL BICERIN = dal 1763 a Torino =

mercoledì 18 dicembre 2019

Nel 1763 inizia la straordinaria storia di un piccolissimo caffe che si trova ancora nel centro storico (Quadrilatero Romano) della Città di Torino, esattamente nella piazza della Consolata, proprio  di fronte al Santuario della Consolata. E da qui che prende il suo noto nome: “Al Bicerin”, (bicchierino) per il semplice motivo della sua tipica bevanda calda di gran moda in quei tempi a Torino, dovuta dalla evoluzione della settecentesca “bavareisa”, gustosa bevanda servita in grandi bicchieri tondeggianti, composta da una mescolanza di caffè, cioccolato e crema di latte dolcificata con sciroppo, formula segreta portata avanti per ben 256 anni a oggi. I Bicerin, le cioccolate calde , i zabaioni erano cosi buoni che i nobili riuscivano a tollerare la vicinanza con la gente  del popolo.

Il 1800 era il secolo del cioccolato a Torino, profumi e aromi  quali caffè, te’, cioccolata si assaporavano in tutta la città. Questo locale già famoso allora per la sue prelibatezze, cambiava la sua immagine all’inizio dell’ottocento, tutto il palazzo veniva ristrutturato e il “Caffè al Bicerin” da quel momento prendeva  quel aspetto che con cura è stato conservato fino a oggi.

“”CASA SCACCABAROZZI”"

lunedì 9 dicembre 2019

“FETTA DI POLENTA”  Non è una ricetta culinaria di un piatto tipico della cucina piemontese, ma bensì di una vera opera d’architettura. Si tratta di un edificio, che è il più assurdo e curioso di Torino.  Progettato e costruito dall’architetto Alessandro Antonelli. (Costruttore della Mole)

Questo edificio è comunemente tanto noto ai torinesi per la sua fattezza è diventato anche simbolo del quartiere, guadagnandosi cosi il soprannome: “Fetta di polenta”.  E’ un edificio ormai storico di Torino, situato nel quartiere Vanchiglia, all’angolo di Via Giulia di Barolo e Corso S.Maurizio.  Che in virtù e visto dall’inconsueta planimetria trapezoidale-triangolare e per il prevalente colore giallo.  Con i suoi sei piani fuori terra raggiunge l’altezza di 24 metri, e per comprendere meglio le sue dimensioni  che sono: lato Via Giulia di Barolo misura circa 16 metri, lato Corso S.Maurizio solo metri 4,75 e appena 54 cm. al lato opposto.  Palazzetto che viene costruito negli anni 1840-1881 dall’architetto Alessandro Antonelli che a suo tempo lo donò alla nobildonna Francesca Scaccabarozzi, sua moglie.

Ma al piano terreno di questa casa, in quel tempo divenne anche un posto noto per ospitare il “Caffè del Progresso” storico ritrovo torinese  di Carbonari e rivoluzionari.

“” RONDO’ D’LA FORCA”"

venerdì 6 dicembre 2019

Luogo delle esecuzioni capitali nell’Ottocento, deve il suo nome alla forca destinata a assassini e malfattori. Era stato proprio questo luogo sia per la sua vicinanza alle prigioni di Via Corte D’Appello, sia per l’ampiezza dello spazio che poteva contenere un numero elevato di spettatori.

L’esecuzione doveva essere pubblica come monito per prevenire i reati. Una gran folla raggiungeva il luogo e lo spazio aveva l’aspetto di una festa popolare con saltimbanchi, cantastorie, venditori ma anche ladruncoli e borsaioli. L’esecuzione era anche uno spettacolo macabro.

La forca veniva izzata di volta in volta, in quanto l’uso non era frequente e se rimasta in piedi sarebbe stata oggetto di atti vandalici e magari anche di distruzione, perché poco amata dai cittadini.

Il Rondò è oggi un incrocio tra le strade molto trafficate, ovvero i Corsi Valdocco, Principe Eugenio, Regina Margherita e la Via Francesco Cigna. Il Comune di Torino non ha mai attribuito una denominazione topomastica ufficiale a questa rotonda.

Il nome “Rondò d’la Forca” deriva dalla tradizione popolare: tra il 1835 e il 1853, in questo luogo avvenivano le esecuzioni.

Il

– Sua maestà “La Bagna Cauda” –

sabato 23 novembre 2019

La Bagna Cauda (caoda) è una tipica specialità gastronomica molto antica, originaria dalla Provenza e importata nel basso Piemonte. E’ una salsa che viene preparata con un trito di acciughe, olio e aglio, che dopo cottura viene utilizzata come intingolo, viene consumata dentro un (fojot) ciotola di terracotta a cui e sottoposto un fornellino acceso per mantenere calda questa salsa, che servirà per intingervi le varie verdure di stagione come: peperoni, cavolfiore, topinabour, finocchi e tante altre verdure cotte e crude.

Un piatto di lunga storia, un piatto tradizionale del periodo dopo vendemmia, che ricorda il compenso dato ai vendemmiatori per il lavoro prestato. Sebbene possa sembrare dagli ingredienti un piatto povero, ma in realtà è un piatto per occasioni molto speciali, di convivialità, di fraternità e dell’allegria.

Per tradizione

INNO D’ITALIA

sabato 23 novembre 2019

L’inno nella sua integrità.

Mestiere di altri tempi

sabato 9 novembre 2019

La prima sveglia fu inventata dall’orologiaio americano, Levi Hutchins. Il dispositivo gli era necessario per lavoro, doveva alzarsi con precisione ogni giorno alle ore 4 del mattino, un’ora in cui la luce manca.

Il primo che brevettò una sveglia meccanica regolabile fu un francese. Gli studiosi riportano che prima del 1847 era diffusa una professione di tutto rispetto che esigeva grandi capacità di adattamento, era colui che svegliava le persone.

Comunque quel lavoro in antichità lo svolgeva la persona deputata, la quale doveva riuscire ad alzarsi prima del Re o del nobile svegliandolo in tempo per adempiere i suoi doveri.

Molti sono i mestieri del passato, scomparsi nel tempo e nei ricordi.

Tra questi vi era lo “svegliatore”    (in Inglese Knocker uppers)

Una figura nata in Inghilterra e in Irlanda che durò fino al 1920, data in cui le sveglie            meccaniche divennero più abbordabili per le tasche dei cittadini.

I svegliatori o più precisamente i bussatori erano lavoratori dal compito molto semplice,      considerati dai cittadini a tutti gli effetti una sveglia umana. In generale erano per lo           più anziani a svolgere questa mansione, a volte venivano anche “assoldati” dai poliziotti       per eseguire il compito durante la ronda mattutina in cambio di un pagamento extra.

Il loro compito era di bussare a porte e finestre con dei lunghi bastoni, o usare delle              cerbottane finché non fossero certi di aver svegliato gli operai.

Come facessero ad arrivare in tempo non è dato sapere, sappiamo però che l’uomo fu            sostituito da una sveglia. (Forse fu il primo esempio di sostituzione con una macchina).