Archivio della Categoria 'Storia'

LA SACRA DI SAN MICHELE – monumento simbolo del Piemonte

domenica 12 novembre 2017

Fare di un monumento come la Sacra di San Michele, l’oggetto del volontariato culturale, di quel monumento si sono tenute più di 150 conferenze, in Italia e all’estero,si sono tenuto mostre, convegni, dibattiti oltre agli articoli e i saggi.

In realtà non c’è da stupirsi più di tanto che il turismo culturale sia una delle grandi e poco sfruttate risorse di un’Italia in cui si trovano il maggior numero di capolavori artistici, rispetto a qualsiasi altra nazione.

SACRA DI SAN MICHELE

Le sue origini sono di epoca Romana (circa nel 1000 d.C), vi era un presidio militare di vedetta presso la via Cozia verso le Gallie. Oggi a ricordo di questo passaggio rimane una lapide in memoria delle famiglie romane che vi abitarono.

Quel luogo fu poi utilizzato dai Longobardi a guardia delle invasioni dei Franchi, rimangono alcune vestigia nel sottostante paese di Chiusa di San Michele. La nascita del vero complesso viene identificata tra il 983 e il 1002, le fonti più certe parlano dell’arcivescovo di Ravenna, ritiratosi a vita eremitica presso queste zone, il quale ebbe la visione dell’arcangelo Michele, che gli ordinò di erigere un santuario.

Le fasi iniziali della costruzione sono scarsamente descritte, i documenti più antichi risalgono ad un certo monaco Guglielmo.

La parte settentrionale del complesso “oggi in rovina”, fu costruita nel 12° secolo come “nuovo monastero”e completato con tutte le strutture necessarie per la vita di molte decine di monaci. Dalle basi di quello che probabilmente era l’antico “Castrum” l’abate Ermengando fece realizzare questa opera ardita partendo dalla base, a picco raggiunge la vetta, il basamento è sovrastato da absidi che portano la cima della costruzione a sfiorare i 1000 metri (rispetto al monte Pirchiriano che misura metri 962)

Sempre sul lato settentrionale, isolata dal resto del complesso svtta la torre “Bell’Alda”

una leggenda racconta di una fanciulla, “appunto la bell’Alda”, che volendo sfuggire alla cattura di alcuni soldati di ventura, si ritrovò sulla sommità della torre, dopo aver pregato, disperata, preferì saltare nel precipizio sottostante, piuttosto che farsi prendere, ma miracolosamente atterrò illesa. Ma la stessa leggenda dice che per dimostrare ai suoi compaesani che gli angeli gli vennero in soccorso, tentò nuovamente il volo dalla torre, ma che per la vanità del gesto ne rimase uccisa.

La chiesa attuale detta anche “Nuova” è il risultato di un secolo di interventi, partendo dai primitivi progetti di Guglielmo di Volpiano, l’ultimo intervento avvenne in periodo mediovale (metà del 13° secolo), la consacrazione fu nel 1255.

Il declino dell’Abbazia fu causata da fatti politici, le carte dicono che il principe Giacomo di Savoia-Acaia, a causa della sua insubordinazione fu esautorata dai poteri e possedimenti, da quel momento, il complesso perderà definitivamente la propria autonomia.

Da allora la Sacra rimase un luogo quieto, di preghiera e meditazione, negli anni ottanta e novanta furono eseguiti alcuni restauri, nel 2016 venne varato un nuovo progetto per ulteriore ristrutturazione e ampiamento di tutto il sito (compreso il rifacimento delle luci esterne che illuminano l’Abbazia) e il miglioramento dei servizi turistici, le associazioni Italiane e estere (grande la gioia degli appassionati Francesi nel ritrovare la ” loro Abbazia, curata e restaurata” considerata addirittura simbolo del Piemonte) hanno intessuto una rete di rapporti culturali, organizzando in loco visite, accogliendo e accompagnando nella nostra valle, gruppi perticolarmente qualificati e trainanti.

IL VECCHIO ELIPORTO DI TORINO

sabato 4 novembre 2017

Quanti sono quelli che si ricordano che Torino aveva un Eliporto ?

Costruito sul lato del corso monte Lungo davanti alla caserma Monte Grappa, vi è un’area verde, Piazza D’Armi

attorno vi sono molte caserme e lo stadio comunale (ora Olimpico / Grande Toro), oggi nell’area che fu dell’eliporto nei mesi estivi ospita uno dei “punti verdi” più frequentato di Torino.

Circa 45 anni fa, in quel polmone verde operava lo scalo cittadino, servizio pubblico di trasporti via aria fra Torino e Milano, più volte al giorno decollavano grandi elicotteri. Si chiamava “Eliporto Cavallo”, lo inaugurarono durante le celebrazioni del centenario dell’unità d’Italia(1961), permetteva di spostarsi in meno di un’ora tra Torino e Milano.

I voli cominciarono già a fine 1959, ma la sua esistenza durò poco, perché proprio in quei anni l’aeroporto di Caselle stava diventando competitivo, tante che il 1971 ne decretò la sua cancellazione.

Nel 1960 la società Elipadana garantiva tre voli giornalieri, ma purtroppo il successo commerciale non arrivò mai, inoltre il miglioramento dei voli aerei da Caselle e il miglioramento dei  tempi di percorrenza dei treni lungo la linea Torino-Milano, e i costi decisamente inferiori rispetto all’elicottero portarono al progressivo declino e poi alla sua chiusura.

Oggi cosa resta dell’eliporto ?, solo un’insegna di un bar, gestito da Cinesi.

Le geniali decrittatrici

venerdì 13 ottobre 2017

Le geniali decrittatrici dimenticate dalla Storia

Queste geniali donne hanno decifrato codici di guerra, sventato congiure, sgominato bande criminali, dando il loro contributo femminile alla criptoanalisi che fu fondamentale in quel periodo storico. Per la loro dimenticata bravura desidero riportare a conoscenza la loro storia. per saperne di più cliccare qui.

-Festa della Repubblica Italiana-

venerdì 2 giugno 2017

La festa della Repubblica Italiana è una giornata celebrativa nazionale italiana, istituita per ricordare la nascita della Repubblica Italiana.

Si festeggia ogni anno il 2 giugno, data del referendum istituzionale del 1946.

Sala Gonin

giovedì 1 giugno 2017

Sala Gonin

Sala Gonin non tutti sanno che si trova nella stazione di Porta Nuova. Era la sala d’aspetto riservata ai nobili  che erano in attesa di prendere il treno.Per saperne di più premere qui.

“Gran Madre di Dio”

mercoledì 31 maggio 2017

Il tempio della Gran Madre è uno dei simboli di Torino ed è l’unica chiesa di proprietà del Comune. Fu eretta per volontà degli Amministratori della Città, per festeggiare il ritorno del Re Vittorio Emanuele I di Savoia il 20 maggio 1814, dopo la ritirata degli eserciti di Napoleone.

La chiesa della Gran Madre di Dio è uno dei più importanti luoghi di culto cattolico di Torno. Situata nella piazzetta omonima che si trova vicino alla riva destra del Po, prospicente al Ponte Vittorio Emanuele I e alla centrale Piazza Vittorio Veneto, insieme ad scorci uniti alla visuale del vicino Monte dei Cappuccini, completa uno dei panorami più noti e suggestivi della parte orientale del centro città.

La forma del suo fabbricato, riprende la struttura del Pantheon romano e una chiesa che non possiede campanili e si trova molto rialzata rispetto la piazzetta, la si raggiunge con una ampia gradinata, ai due lati della scalinata si trovano due statue monumentali “La Fede e la Religione”.

L’interno della chiesa appare molta semplicità, alla base della cupola interna si possono notare i quattro bassorilievi di stile neoclassico di particolare finezza raffiguranti la Vita della Vergine. La parte  più importante è la cupola che ha forma di una calotta  fatta di cassettoni in calcestruzzo, ed è un vero e proprio capolavoro rimanendo pur sempre nel neoclassico.

Nei vani collocati all’interno della chiesa, in una cripta si trova il ”Sacrario dei Caduti della Prima Guerra Mondiale 1915/18″, contenente le ossa di oltre 5.000 Torinesi morti in battaglia.

Esternamente a questa bella chiesa monumentale, la trovo a mio avviso molto più spettacolare quando è illuminata nella notte, creando un lato molto suggestivo della città di Torino.

- 1° MAGGIO -

giovedì 27 aprile 2017

Sicuramente vi sarà capitato di far festa al primo giorno di maggio, magari di godere questa libera giornata in perfetta sintonia con amici o parenti. Ma non vi siete mai chiesto il perché di questo “Primo Maggio” o  ”Festa del lavoro” o “Festa dei lavoratori”?

Allora………Questa festività denominata “Primo Maggio” viene celebrata annualmente, vuole ricordare l’impegno del movimento dei lavoratori, dei traguardi raggiunti in campo economico e sociale.           Non è una festa soltanto italiana, ma una festa che viene riconosciuta e festeggiata in quasi tutte la nazioni del mondo.

La storia ci dice, che le prime lotte dei lavoratori furono per la conquista di un diritto ben preciso; quello dell’orario di lavoro, per tutti i lavoratori e senza alcuna barriera geografica. Certamente sappiamo che questa festa è figlia delle rivendicazioni operaie, coniate allora in Australia già nel 1850, paese che stava industrializzandosi, allora prevalevano orari di lavoro oltre le dodici ore giornaliere in condizioni spesso bestiali.

Rimanendo sempre in quel periodo e per lo stesso motivo, anche nell’America iniziarono crude lotte, per la conquista della riduzione dell’orario di lavoro a otto ore. Ma a far cadere definitivamente la scelta, furono dei gravi incidenti successi nei primi di maggio del 1866 a Chicago (USA), ricordano che la polizia per sedare una forte rivolta, sparò sui manifestanti provocando numerose vittime e feriti.

Anche in Italia nel 1891, la manifestazione di Roma fu funestata da seri tumulti con morti, feriti e centinaia di arresti. Tanto per ricordare, che queste tristi manifestazioni avvenute nel tempo, erano per la riduzione dell’orario di lavoro a otto ore al giorno.

Nel ventennio fascista, questa festa fu soppressa ma fu adottata  dalla festa del “Natale di Roma” al 21 aprile, ma fu ripristinata al primo maggio subito dopo la fine del conflitto mondiale 1945. Certo che in questi 150 anni, nel mondo del lavoro c’è stato un continuo cambiamento. ma per moltissimi lavoratori non è per nulla cambiato quel forte spirito internazionale e di solidarietà per questa bella festa.

In questi tempi  di crisi non vedo nulla all’orizzonte del lavoro, giovani disoccupati, mobilità e cassaintegrati, ecc. Mi viene da pensare che anche quel “mondo ricco” vorrebbe rottamare tutte quelle conquiste sociali di 150 anni di lotte dei lavoratori

“Un simbolo per Torino”

lunedì 13 marzo 2017

“Gran Madre di Dio”

Una Chiesa/Tempio di Torino di proprietà del Comune, fu eretta per volontà degli Amministratori  della città, per festeggiare il ritorno del  Re Vittorio Emanuele I di Savoia, il 20 maggio 1814, dopo la ritirata degli eserciti di Napoleone.

La Chiesa della Gran Madre è una delle più importanti di culto cattolico di Torino.  Situata nella piazzetta omonima, vicino alla riva destra idrografica del fiume Po, immediatamente prospicente al ponte Vittorio Emanuele I e alla piazza Vittorio Veneto, insieme a questi scorci uniti alla visuale del vicino Monte dei Cappuccini, completa uno dei panorami più noti e molto suggestivi alla parte della città occidentale del centro città.

La struttura con la sua forma, riprende quella del Pantheon romano, è una chiesa che non possiede campanili, si trova molto rialzata rispetto la piazzetta e si raggiunge con una ampia gradinata. Ai due lati della scalinata si trovano due statue monumentali che raffigurano: la Fede e la Religione.

L’interno della chiesa, appare a prima vista tanta semplicità, però, in alto alla base della cupola interna si possono osservare i quattro bassorilievi  di stile neoclassico di particolare finezza raffiguranti: la Vita della Vergine. La parte più importante di questa struttura è la cupola, ha la forma di una calotta a cassettoni in calcestruzzo ed è un vero e proprio capolavoro del neoclassicismo dell’epoca.

Nei vani posti in basso alla chiesa, in una cripta si trova il Sacrario dei Caduti della Prima Guerra Mondiale 1915/18, contenente le ossa di oltre 5.000 torinesi morti in battaglia.

Termino questo mio semplice riassunto portando all’attenzione, che esternamente la trovo molto più sceneggiante e spettacolare quando viene illuminata nella notte.

“Il toro di Piazza San Carlo”

venerdì 10 marzo 2017

Piazza San Carlo di Torino, una delle piazze più importanti del capoluogo piemontese, chiamata anche il: ” Salotto di Torino “.

Davanti a uno  dei  più storici caffè che porta il nome “Caffè Torino” , incastonato nella pavimentazione si trova un ” Toro rampante di bronzo ” cui è legata una simpatica leggenda torinese tutta da scoprire.

L’effige, simbolo e stemma della città, fu collocata nella piazza dedicata a San Carlo Borromeo nel 1930 e da allora è diventata oggetto di attenzioni e di superstizione.
A farne le spese, se così si può dire, sono i testicoli del toro di bronzo.

Infatti, la legenda vuole che calpestare gli attributi dell’immagine taurina porti molta fortuna. Questa superstizione può dimostrare che i torinesi siano gente scaramantica, seppur sempre molto discreta.

Questa tradizione è ottemperata dalle persone del posto, in modo da non dare molto nell’occhio, e il passaggio sugli attributi del toro è fatto con il massimo della discrezione. Ma da questa superstizione è nata poi un’altra piccola tradizione torinese, ovvero quella di osservare seduti ai tavoli del locale caffè, tutte le persone che discretamente si accingono a calpestare gli attributi del toro in cerca di un po’ di fortuna.

E allora, se siete di passaggio in piazza San Carlo e magari siete anche in cerca di un po’ di fortuna, provate anche voi ad unirvi a questa tradizione della città. Tentare non nuoce ….anche se forse il toro non sarebbe dello stesso avviso.

” PUNT E MES ”

lunedì 6 marzo 2017

PUNT E MES, equivale a un punto di dolce (vermouth) e mezzo punto di amaro (china).

Si narra che nel 1870, nella bottega del distillatore Carpano di Piazza Castello, entra di corsa un agente di Borsa che ordinò un vermouth corretto con mezza dose di china e prendendo a prestito l’espressione dialettale grida: “Punt e mes”.

Tra le pubblicità storiche del prodotto si ricorda il caratteristico logo, una mezza sfera con sopra una sfera intera, ideato dall’artista pubblicitario Armando Testa.

Nel 2015  il suo Gruppo ha donato alla città di Torino l’opera ”Punt e mes”. La città, in segno di omaggio al pubblicitario torinese, ha collocato la scultura al centro di Piazza XVIII Dicembre, in prossimità dell’ex stazione di Porta Susa.