Archivio della Categoria 'Inquinamento'

Circoscrizione 5°- GHIAIA CON AMIANTO-la STAMPA-

domenica 29 maggio 2016

da La Stampa  QUARTIERI

parcheggio

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Circoscrizione 5/Madonna di Campagna Il Comune: “Tre mesi per togliere l’amianto da via Stradella”

Un’ordinanza per cancellare la bomba ecologica che si nasconde nella ghiaia del parcheggio della sede della Circoscrizione 5. In via Stradella, il Comune prenderà la via amministrativa più rigorosa per risolvere il problema amianto che ha obbligato a vietare l’accesso di una parte del cortile dell’ex Cir. L’Arpa ha denunciato che la bonifica dell’area ex industriale non era stata fatta secondo la legge dalla società assicurativa incaricata. E che per riempire le voragini lasciate dalle vasche della conceria erano stati utilizzati macerie e materiali pericolosi come le «pietre verdi» che, se sbriciolate, possono rilasciare asbesto. La Città è obbligata a correre contro il tempo per risolvere un problema di cui è a conoscenza dall’inizio di maggio, ma venuto a galla solo venerdì quando il settore Decentramento ha deciso di chiudere preventivamente il cortile di via Stradella. Negli uffici dell’assessorato all’Ambiente, si sta lavorando a un’ordinanza che obblighi la Carige, società che ha gli uffici confinanti con la sede della Cinque e che ha finanziato la bonifica terminata 4 anni fa, a risolvere la questione «entro 3 mesi». A finire sotto indagine è stato il «capping»: la copertura di terra spessa un metro sistemata per cancellare l’incubo di contaminazioni. «Doveva essere costituita da terreno conforme e da ghiaietta» si legge nella relazione dell’Arpa. Ma si è scoperto che sono stati utilizzate macerie e delle «pietre verdi» che, rivelano le analisi, contengono amianto (crisotilo). È al lavoro l’avvocatura, mentre la redazione dell’ordinanza spetta al settore Ambiente. La società assicurativa sarà obbligata a intervenire altrimenti sarà sanzionata pesantemente dal punto di vista economico. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI

“La giornata della Terra”

venerdì 22 aprile 2016

In inglese “Earth Day”, è il nome usato per indicare il giorno in cui si celebra l’ambiente e la salvaguardia del pianeta Terra, Questa festa ricorre ogni anno ad un mese e due giorni dopo l’equinozio di primavera, esattamente il 22 aprile. E’ una celebrazione che coinvolge più nazioni possibili, attualmente ad oggi coinvolge ben 175 stati. Nata il 22 aprile 1970 per sottolineare la estrema necessità della conservazione delle risorse naturali della Terra, nel tempo la “Giornata della Terra” è divenuta un avvenimento informativo ed educativo. Gli ecologisti la utilizzano come una sicura occasione per dare una valutazione alle varie problematiche del pianeta: l’inquinamento dell’aria, del suolo e dell’acqua, la distruzione degli ecosistemi, le migliaia di piante  e specie animali che scompaiono, l’esaurimento delle risorse non rinnovabili. Si insiste in soluzioni che permettano di eliminare gli effetti negativi delle varie attività dell’uomo; queste soluzioni includono il riciclo dei materiali, la conservazione delle risorse naturali come petrolio e gas fossili, il divieto di utilizzare prodotti chimici dannosi, la cessazione della distruzione degli habitat di protezione alle specie minacciate.

” Bike The Nobel “

martedì 22 dicembre 2015

E’ risaputo che il chimico svedese Alfred Nobel è stato l’inventore della dinamite, che a causa di una vicissitudine alquanto strana e dalla conseguenza al caso  che nel 1901 istituì questo nobile premio, da elargire ogni anno a chi abbia bene apportato   “Considerevoli benefici alla Umanità”.

‘Caterpillar’ nel programma di RAI 2, ha proposto come prossimo candidato al “Premio Nobel per la Pace”, proprio il mezzo più usato nel mondo, “La bicicletta”. Perché questo mezzo è uno strumento di pace, è un mezzo di spostamento più democratico che ci sia a disposizione dell’Umanità.  Permette di muoversi a tutti, poveri e ricchi, riduce le differenze sociali.  La bicicletta è un contributo sociale che elimina le distanze fra i popoli, ed è un mezzo che comunica rispetto e avvicina le persone e le culture.  E’ la regina delle strade e dello sport ciclistico, che nelle forti competizioni adorna festosamente con molto entusiasmo le folli popolari. Sempre a disposizione con semplicità, eleganza, leggera e molto aggiornata dalle nuove tecniche, sportiva al servizio per lo svago, economica per il lavoro.  La bici non ha controindicazioni, pedalare fa bene al cuore, aiuta a stare bene e riduce i rischi di malattie e ai sistemi sanitari dai costi delle cure.  Chi va in bici sorride, pensa, canticchia, fischietta, crea sempre il buon umore ed è in sintonia col mondo esterno.  La bicicletta,  (il suo nome viene spesso abbreviato in “bici)   è di categoria Velocipedi.  E’ un veicolo azionato a pedali con la forza muscolare delle gambe e la velocità e basata sulle diverse possibilità.  E’ costituita da un particolare telaio in cui sono vincolate due ruote allineate una dietro all’altra, è dotata di un sistema meccanico per la trasmissione della potenza alla ruota motrice posteriore.

Ha un lodevole e risaputo pregio ecologico  “ NON E’ INQUINANTE ”.    Riduce di molto quel bisogno di petrolio ed i conflitti che si fanno per questa materia.

Insomma la bicicletta non ha mai deluso, molto ecologica, silenziosa,   sempre economica, socialmente aggregante e merita il “Nobel per la Pace”.

Per gli automobilisti

sabato 10 ottobre 2015

Letta su “MOTOR LIFE”

Arriva da Modena una scoperta che potrebbe rivoluzionare i consumi di carburante mondiale: i laboratori di TereGroup della città emiliana hanno infatti comunicato di aver sintetizzato dalle alghe un additivo che, aggiunto in una percentuale del 20% al gasolio, permetterebbe di ridurre fino al 50% i consumi delle vetture Diesel

Algamoil Dual-Fuel (questo il nome del biodiesel ricavato dalla coltivazione di microalghe) è frutto di anni di sperimentazione ed è già stato certificato con test su motori effettuati sia in Italia, presso il Dipartimento Enzo Ferrari dell’Università di Modena, che negli Stati Uniti, al SAE di Detroit.

Il nuovo combustibile sarà raffinato nello stabilimento del gruppo che si trova a Modena.

Peraltro, l’Almoil Dual-Fuel è una scoperta che acquista ulteriore importanza anche a livello normativo, visto che le previsioni di legge imporranno entro il 2018 un quantitativo di almeno l’1,2% di biocarburante, prodotto da materie prima di scarto o non alimentari, nel gasolio. La componente ‘bio’ è poi destinata a salire fino al 2% nel 2022.

Salvare il Pianeta

sabato 31 marzo 2012

Leggete questo articolo  e molto interessante cliccate qui.

“Fa freddo perchè”

lunedì 26 marzo 2012

Ho letto su una rivista un articolo interessante dei sconvolgimenti climatici e ho pensato di proporlo!

Sembra un paradosso ma non lo è: il gelo e le nevicate che hanno colpito l’Europa sono la conseguenza del riscaldamento globale. Rimediare è anche nostro compito.

Molti affermano che il gelido febbraio che ha messo in ginocchio l’Europa e il Nord Africa non sia altro che un fenomeno eccezionale, un’anomalia. Altri guardano il termometro precipitare sotto lo zero e sghignazzano: << Allora? Dov’è questo famoso riscaldamento globale?>>. In realtà, anche questo freddo siberiano, che tanti guai ha causato in Europa nell’arco di un febbraio climaticamente disastroso, è un sintomo del pianeta che si scalda. D’altronde anche la febbre causa dei brividi…

La bianca calotta e il mare scuro
Come analizzato da alcuni studiosi del clima, le estati molto calde degli ultimi anni e gli autunni insolitamente tiepidi hanno causato uno straordinario scioglimento dei ghiacci artici che poi in inverno, non riescono a ritornare all’estensione dell’anno precedente. Così anno dopo anno, la calotta polare si restringe sempre di più. La banchina ghiacciata del Pollo Nord è di un bel bianco luccicante e come tale riflette nello spazio la luce del sole impedendo al pianeta di surriscaldarsi. Al contrario, la scura acqua del mare polare accumula calore che viene ceduto all’ambiente in inverno. Questo, per una serie di effetti climatici a catena, spinge l’aria del gelido Nord a Sud, sull’Europa e sull’America del Nord regalandoci i rigidi inverni degli ultimi anni che sono stati anche particolarmente nevosi. Insomma: avete molto freddo in inverno? E perché il Pianeta è troppo caldo in estate. Il gruppo degli scienziati consapevoli si allarga e i governi fanno persino dei conti sui danni provocati dai fenomeni climatici estremi.

La natura offesa presenta il conto
Il glaciale inverno “concentrato” nell’ultimo mese è costato solo al nostro Paese (senza considerare la tragedia delle persone morte) centinaia di milioni di euro di danni, specialmente nel settore agricolo, che diventano miliardi se calcolati a livello continentale. Nel Nord dell’Atlantico si immagina che i danni causati da tempeste e uragani possono passare dall’attuale media annuale di 26 miliardi di dollari a oltre 100 nell’arco di 80 anni; per non parlare delle inondazioni, dei mega- smottamenti e degli altri tremendi fenomeni causati dal clima estremo nei Paesi del Sud Est asiatico o del Sud America, così come la desertificazione nei Paesi africani, i tifoni nel Pacifico… Eppure, i cambiamenti climatici sono un argomento molto difficile da trattare:  la maggior parte nel mondo economico e politico vorrebbe nasconderli sotto il tappeto per non affrontare un problema che richiede (subito, adesso) immani sforzi economici e tecnologici.

Ai  media  interessa solo lo spettacolo
I media amano trattare il tema solo in corrispondenza di “spettacolari” disastri per alzare l’audience. Se ne parla a volte troppo, a volte poco, comunque male , e si fa pochissimo per mitigare i cambiamenti climatici o prepararsi al loro (inevitabile) arrivo. Ma qualcosa possiamo fare anche noi singoli cittadini, anzi, forse possiamo fare persino più dei politici. Come? Consumando meglio. Ogni azione quotidiana può avere un impatto sul clima, non solo quelle che implicano l’emissione di anidride carbonica, il più potente gas serra nemico del clima.

Consumare meno e con responsabilità
Persino alimentarsi può contribuire al surriscaldamento globale: basti pensare che un pranzo italiano percorre mediamente 1500 km prima di essere servito sulle tavole italiane viaggia, inquinando, su ruote, in nave o in aereo. Perciò, consumare cibo di migliore qualità italiano, di stagione e biologico rappresenta una scelta responsabile che aiuta il pianeta. In fondo, produrre meno anidride carbonica significa anche risparmiare un sacco di soldi alla collettività: il clima che cambia costa e salvaguardarlo vuol dire “salvaguardare” anche il portafoglio!

Tessa Gelisio

CHEWING-GUM = La bomba Americana.

venerdì 9 dicembre 2011

La curiosità è quella neccessità di voler sapere per forza anche le cose che non sono di propria competenza. Sbirciando fra i diversi link ho potuto informarmi su questa parola straniera e con il suo seguito.
“Chewing-gum” che tradotta sarebbe il nome di un prodotto di largo consumo con l’appellativo di: Gomma da masticare.
Questo prodotto arrivò in Italia dall’America subito dopo la seconda guerra mondiale, prendendo il nome di “Bomba Americana” E’ un prodotto dolciario assolutamente particolare in quanto si differenzia da tutti gli altri come dice l’appellativo stesso, non deve deve essere mangiato ma soltanto masticato. Nell’arco del tempo ha trovato in Italia un larghissimo consenso non solo per la sua bontà, ma consumandola si è portati all’obbligato esercizio della masticazione, favorendo una discreta igiene orale e rendendo blanda l’alitosi, potrebbe essere un diversivo usato come antistress, bisogno di concentrazione o passatempo.
La sua composizione base è: Gomma insolubile, la quale non viene assorbita nè digerita, zucchero o sostituti come edulcoranti aspartame, sorbitolo, aromi artificiali, coloranti E320, E321, questi anche per le gomme bianche.
Come tutti i prodotti oltre avere dei pregi, potrebbero avere anche dei seri difetti. Ma quale difettosità si può trovare in questo mix chimico? Dalle mie varie letture informative sul prodotto in questione, ho potuto capire che da queste lunghissime masticazioni è possibile assorbire delle sostanze, costituendo anche nel tempo un rischio per la nostra salute. Per questo ci sono anche delle serie controindicazioni, quali il mal di stomaco che viene portato da una eccessiva produzione di saliva e inglobamento di aria, per quanto riguarda l’abitudine del troppo uso, probabilmente questo potrebbe dare un effetto lassativo o complicazioni a cusa dei dolcificanti.
Per un dulcis e motivo finale del mio post. Voglio soffermarmi con una certa attenzione verso un grossissimo particolare causato da questo detestabile prodotto, (prodotto che è del tutto innocente al caso).
Osserviamo che da giorno a giorno questo materiale sta portando verso a un totale degrado tutti i marciapiedi e strade. Camminando lungo i pedonabili possiamo tutti vedere, quale inquinamento hanno questi marciapiedi dall’aspetto maculato a pois bianchi o neri, sono le centinaia e centinaia di gomme pestate e anneritasi con il tempo per effetto dalla polvere. Ripeto che per questa incovenienza, il prodotto su citato non è imputabile a tale scempio. Ma il vero imputato di questo degrado è la inciviltà e menefreghismo della gente, quella gente che continua a far regnare con la loro ruminazione la forte e personale maleducazione, pur conservando sempre quel brutto istinto di gettare il chewingum a terra.

novità

venerdì 2 dicembre 2011

lEGGETE QUESTO ARTICOLO MOLTO INTERESSANTE.CLICCATE

SPERIAMO  DI POTER FAR PARTE TUTTI.

Gas metano sprecato

lunedì 23 maggio 2011

Articolo apparso su ” LA STAMPA ”

Lo studio: ogni anno si butta l’equivalente di un giacimento di metano

LUIGI GRASSIA

C’è un giacimento di metano che produce 150 miliardi di metri cubi all’anno, ma tutto il suo gas viene bruciato e buttato via per niente, perché nessuno si dà la pena di utilizzarlo. I tecnici chiamano queste elusiva risorsa «flare gas»; è quel metano le cui gigantesche fiamme baluginano giorno e notte da tanti pozzi di petrolio sparsi nel mondo e che vediamo spesso in televisione.

Nelle foto notturne dallo spazio le torce del «flare gas» contendono la luminosità a quella delle città, soprattutto in zone come l’Africa occidentale, il Medio Oriente, la Russia. Per fortuna, ci sono anche centinaia di impianti petroliferi attrezzati per recuperare questo metano; però ce ne sono moltissimi (la maggior parte) in cui il gas naturale viene trattato come un rifiuto di cui liberarsi.

Il problema ha origine nel sottosuolo, dove il petrolio è mescolato al metano e ad altri gas (butano, propano) ridotti allo stato liquido dalla pressione. Man mano che risalgono verso la superficie, attraverso le condutture dei pozzi trivellati dall’uomo, le componenti di questa poltiglia idrocarburica vengono sempre meno trattenute dalla pressione e così si separano. Il metano si rigassifica, un po’ come fanno le bollicine dell’acqua minerale o dello champagne. Se la compagnia petrolifera è interessata solo al greggio, e non ha attrezzato il pozzo per catturare anche il gas, il metano deve essere bruciato. Non basta liberarlo in atmosfera: se si facesse così, potrebbe saturare l’ambiente intorno al pozzo e poi decidere di accendersi per conto suo ed esplodere, distruggendo l’installazione.

Quando sentiamo citare 150 miliardi di metri cubi all’anno di «flare gas» sprecato, la cifra può dirci tutto o niente. Ma per dare un’idea più chiara, corrisponde a quasi il doppio del consumo annuale di metano di un grande Paese come l’Italia (siamo sugli 80 miliardi di metri cubi). Il «flare gas» rappresenta il 5% del metano estratto nel mondo. E, bruciando ogni anno 150 miliardi di metri cubi di gas, si scarica nell’atmosfera tanta anidride carbonica quanta ne emettono 77 milioni di auto di media cilindrata.

Settantasette milioni. Anche a voler considerare solo quest’ultimo aspetto della questione, sembra paradossale dannarsi l’anima, con grande impegno di tecnici e sacrificio di investimenti economici, per limare qua e là le emissioni delle auto, degli aerei, degli impianti industriali, delle case, eccetera, mentre quelle torce colossali stanno lì a bruciare sopra i pozzi di petrolio giorno e notte, 24 ore al giorno, 365 giorni all’anno, per decenni.

Eppure non ci vorrebbe tantissimo sforzo a migliorare le cose. Le tecnologie per recuperare il metano ci sono e sono né più né meno che quelle ordinarie per estrarre, trasportare e utilizzare il metano. Il gas naturale anziché bruciato può essere usato in loco per produrre elettricità; oppure incanalato nelle condutture dei metanodotti; oppure liquefatto e trasportato su navi-cisterna verso mercati lontani; oppure ri-iniettato nei pozzi petroliferi, un espediente che ha senso perché, essendo greggio e metano mescolati nelle profondità dei giacimenti, tenere alta la pressione sotterranea del gas agevola l’estrazione del petrolio e prolunga la vita del pozzo.

Un rapporto della General Electric, il gruppo multinazionale che costruisce apparati industriali per l’energia e altro, calcola che, con adeguati investimenti, recuperando il «flare gas» i produttori di petrolio in tutto il mondo potrebbero ricavare almeno 20 miliardi di dollari all’anno. Lentamente, il pianeta si sta rendendo conto che adeguare gli impianti sarebbe un affare, ma al ritmo attuale, secondo i calcoli della Ge (che ha dati di prima mano su tutto il mercato globale), ci vorranno più di 10 anni, mentre «con un’adeguata accelerazione degli investimenti – dice Michael Farina, “program manager” di Ge Energy e autore dello studio – si potrebbe attrezzare tutto il mondo al recupero del “flare gas” in meno di cinque anni». Però, i produttori di petrolio devono stanziare le risorse necessarie (e questo non dovrebbe essere un problema: a loro i soldi non mancano) e devono prendersi il disturbo di scegliere la tecnologia più adatta: se il pozzo è vicino a zone di consumo, va bene costruire un metanodotto, e, se è lontano da città ma vicino a un porto, si può pensare a un impianto di liquefazione, e così via.

L’Eni nei suoi pozzi fa tutte queste cose, ma la prima opzione è sempre l’impiego per la produzione di elettricità a beneficio delle popolazioni locali: Antonio Vella, direttore operations della divisione Exploration and Production del gruppo, fa l’esempio della Nigeria e del Congo, dove quello del «flare gas» è un problema storico: «In quei Paesi siamo stati pionieri nella produzione di energia elettrica per le comunità e nella ri-iniezione di gas in giacimento». Schema poi applicato da Eni in altri Paesi africani.

Esistono anche apposite tecnologie per recuperare metano dalle deiezioni zootecniche – che sarebbe la definizione elegante dello sterco e dell’orina di mucche, maiali, galline eccetera. È tutta roba ecologica, naturale, alternativa. Inoltre si produce in piccoli impianti decentrati a contatto con la natura. Il Centro di ricerca ambiente e materiali dell’Enel è attivo in questo senso già dai primi Anni 90 e ha attrezzato molti allevamenti per ricavare energia extra. La miscela gassosa che si ottiene è composta di metano in proporzione fra il 65 e l’80%. Anziché «flare» è «fart gas».

Il flop di Sgarbi

giovedì 19 maggio 2011

Ultimamente per televisione abbiamo visto uno Sgarbi incatenato che smaniava per liberarsi e poter gridare al mondo le sue verita’
Finalmente mercoledi’ si è scatenato e ha potuto dire quello che voleva .
Ha me il personaggio non è mai stato molto simpatico perche’ Lui è uno specialista delle liti televisive,con insulti e parolacce a profusione.
cosa a dir poco riprovevole.
Comunque sono stato ad ascoltarlo con attenzione.
Ha cominciato prendendosela con i giudici per cose che non ho molto capito.
Poi ha presentato un figlio che ha avuto con una donna che non ha sposato ,cosa poco edificante.
Tutti e due ,poi ,hanno cominciato una tiritera sul tema di essere padre di cui io non ho capito un gran che. Io sono all’antica,ma con papa e mamma eravamo una famiglia.
Ma la cosa si è fatta interessante quando a raccontato della sua lotta, quando era sindaco di Salemi, contro il fotovoltaico e l’eolico.
Si è incominciato a capire che la speculazione e la mafia si è intrufolata nell’affare.
Certamente la nostra bella Italia qualcosa perde nella bellezza del paesaggio,ma se le cose sono fatte con oculatezza e buon senso ,penso che si debba accettare,specialmente se si evitano speculazioni e intrallazzi di mafia.
Carbone petrolio metano oltre a inquinare,provcano danni economici e disastri ambientali che sono sotto gli occhi di tutti ,il nucleare è meglio perderlo che trovarlo tanto è pericoloso,quindi le fonti rinnovabili credo che siano l’unica risorsa disponibile.
Il bisogno di energia è enorme,non credo si possa sopravvivere senza di essa. Senza energia o con poca energia una nazione finisce nel terzo mondo!
Per le cose che ho scritto credo che sarebbe bene evitare crociate contro l’eolico o il fotovoltaico che in fin dei conti sono il male minore!

Quindi speriamo che chi di dovere ponga fine a una speculazione gia cominciata, e mi rallegro del flop della trasmissione di Sgarbi.
Se Sgarbi si limitera’ a fare quello che sa fare molto bene,cioè a occuparsi di arte io credo che sara’ da applaudire,ma questioni morali o questioni di energia,secondo me ,sarebbe bene le lasciasse ad altri. Vemo