Archivio della Categoria 'PENSIERO'

“Giornata della memoria”

domenica 26 gennaio 2020

Ogni anno, in tutto il mondo, il 27 gennaio si celebra la “Giornata della memoria”, la ricorrenza durante la quale vengono ricordate tutte le vittime del Olocausto. Moltissime persone vennero rinchiuse e uccise nei campi di sterminio nazisti, prima e durante la seconda guerra mondiale. Sei milioni di questi innocenti appartenevano al popolo ebraico, è stato un genocidio commesso dall’uomo con l’intenzione di distruggere un gruppo, nazionale, etnico, razziale o religioso, il loro genocidio viene oggi chiamato Shoah.   L’Olocausto o la Shoah, sono stati un genocidio con metodi programmati e scientifici, messi in atto da parte della Germania nazista, e questo durò fino al giorno del 27 gennaio 1945.

Quando i carri armati dell’esercito sovietico sfondarono i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz in Polonia. Da quel giorno è diventato il luogo simbolo della discriminazione e delle sofferenze di che è stato internato, solo perché ebreo o zingaro, omosessuale o anche semplicemente perché si trattava di una persona con idee politiche diverse, da quelle di chi era al potere.

La “Giornata della memoria”, non serve solo a commemorare quei milioni di persone uccise crudelmente senza nessuna pietà ormai da oltre 75/80 anni. Serve anche a ricordare che ogni giorno esistono tante piccole discriminazioni, verso chi ci sembra diverso da noi. Spesso noi stessi ne siamo autori senza rendercene conto.

Ricordi…”La Befana dei Vigili”

sabato 4 gennaio 2020

C’era una volta la “Befana dei Vigili Urbani di Torino”.

Il 6 gennaio dell’epoca giorno dell’Epifania, era consuetudine per gli automobilisti di Torino, fare dei regali ai Vigili della città per ringraziarli  dell’opera svolta nel gestire il traffico, in un periodo in cui non erano ancora entrati in funzione i semafori.

Ma, anche riscontrando che si viveva ancora nel periodo del dopoguerra, le situazioni delle famiglie dei Vigili non erano tanto rosee, i torinesi decisero di fargli dei doni consegnandoli nei punti nevralgici della città, posandogli attorno alla rotonda pedana del vigile in servizio. Dopo i primi anni, quando il tenore di vita era migliorata, la tradizione ha continuato per un periodo e i doni ricevuti dai Civich, venivano poi destinati alle persone meno abbienti della città.

Molto tempo è passato e tutto è avvenuto cambiando, ora ci sono i semafori, rotatorie, sensi unici………….ma provate a pensare, un vigile in mezzo alla via, sarebbe molto impensabile con il traffico caotico di oggi.

Ci resta solo il ricordo di un tempo che fù.

“Buon 2020″

giovedì 2 gennaio 2020

Cari amici da qualche giorno è cominciato il 2020. L’avventura del nostro Blog sta entrando nell’undicesimo anno? In questi anni diverse cose sono cambiate, alcuni amici non ci sono più… Col passare del tempo lo spirito di collaborazione che c’era inizialmente è andato via via diminuendo…

Mi auguro che il 2020 sia un anno positivo e collaborativo anche per quelli che ultimamente sono stati poco presenti? Siano un po più presenti un po per essere solidali verso quelli che scrivono qualcosa e un po per aiutare anche la “memoria” a essere un po più attiva eseguendo i vari passaggi che si devono fare per pubblicare qualcosa?

Auguro per tutti i componenti che il nuovo anno porti un po di salute, serenità e sorrisi. Se potessi chiedere qualcosa per il 2020 chiederei: Un po di pace è un po meno guerre nel mondo. Auguro a tutti ogni bene… “Buon 2020”

= AL BICERIN = dal 1763 a Torino =

mercoledì 18 dicembre 2019

Nel 1763 inizia la straordinaria storia di un piccolissimo caffe che si trova ancora nel centro storico (Quadrilatero Romano) della Città di Torino, esattamente nella piazza della Consolata, proprio  di fronte al Santuario della Consolata. E da qui che prende il suo noto nome: “Al Bicerin”, (bicchierino) per il semplice motivo della sua tipica bevanda calda di gran moda in quei tempi a Torino, dovuta dalla evoluzione della settecentesca “bavareisa”, gustosa bevanda servita in grandi bicchieri tondeggianti, composta da una mescolanza di caffè, cioccolato e crema di latte dolcificata con sciroppo, formula segreta portata avanti per ben 256 anni a oggi. I Bicerin, le cioccolate calde , i zabaioni erano cosi buoni che i nobili riuscivano a tollerare la vicinanza con la gente  del popolo.

Il 1800 era il secolo del cioccolato a Torino, profumi e aromi  quali caffè, te’, cioccolata si assaporavano in tutta la città. Questo locale già famoso allora per la sue prelibatezze, cambiava la sua immagine all’inizio dell’ottocento, tutto il palazzo veniva ristrutturato e il “Caffè al Bicerin” da quel momento prendeva  quel aspetto che con cura è stato conservato fino a oggi.

“”CASA SCACCABAROZZI”"

lunedì 9 dicembre 2019

“FETTA DI POLENTA”  Non è una ricetta culinaria di un piatto tipico della cucina piemontese, ma bensì di una vera opera d’architettura. Si tratta di un edificio, che è il più assurdo e curioso di Torino.  Progettato e costruito dall’architetto Alessandro Antonelli. (Costruttore della Mole)

Questo edificio è comunemente tanto noto ai torinesi per la sua fattezza è diventato anche simbolo del quartiere, guadagnandosi cosi il soprannome: “Fetta di polenta”.  E’ un edificio ormai storico di Torino, situato nel quartiere Vanchiglia, all’angolo di Via Giulia di Barolo e Corso S.Maurizio.  Che in virtù e visto dall’inconsueta planimetria trapezoidale-triangolare e per il prevalente colore giallo.  Con i suoi sei piani fuori terra raggiunge l’altezza di 24 metri, e per comprendere meglio le sue dimensioni  che sono: lato Via Giulia di Barolo misura circa 16 metri, lato Corso S.Maurizio solo metri 4,75 e appena 54 cm. al lato opposto.  Palazzetto che viene costruito negli anni 1840-1881 dall’architetto Alessandro Antonelli che a suo tempo lo donò alla nobildonna Francesca Scaccabarozzi, sua moglie.

Ma al piano terreno di questa casa, in quel tempo divenne anche un posto noto per ospitare il “Caffè del Progresso” storico ritrovo torinese  di Carbonari e rivoluzionari.

“” RONDO’ D’LA FORCA”"

venerdì 6 dicembre 2019

Luogo delle esecuzioni capitali nell’Ottocento, deve il suo nome alla forca destinata a assassini e malfattori. Era stato proprio questo luogo sia per la sua vicinanza alle prigioni di Via Corte D’Appello, sia per l’ampiezza dello spazio che poteva contenere un numero elevato di spettatori.

L’esecuzione doveva essere pubblica come monito per prevenire i reati. Una gran folla raggiungeva il luogo e lo spazio aveva l’aspetto di una festa popolare con saltimbanchi, cantastorie, venditori ma anche ladruncoli e borsaioli. L’esecuzione era anche uno spettacolo macabro.

La forca veniva izzata di volta in volta, in quanto l’uso non era frequente e se rimasta in piedi sarebbe stata oggetto di atti vandalici e magari anche di distruzione, perché poco amata dai cittadini.

Il Rondò è oggi un incrocio tra le strade molto trafficate, ovvero i Corsi Valdocco, Principe Eugenio, Regina Margherita e la Via Francesco Cigna. Il Comune di Torino non ha mai attribuito una denominazione topomastica ufficiale a questa rotonda.

Il nome “Rondò d’la Forca” deriva dalla tradizione popolare: tra il 1835 e il 1853, in questo luogo avvenivano le esecuzioni.

Il

“Filastrocca di San Martino”

lunedì 11 novembre 2019

Umido e freddo spunta il mattino,

ed a cavallo va San Martino.

Quand’ecco appare un mendicante,

lacero e scalzo, vecchio e tremante.

Il cavaliere mosso a pietà,

vorrebbe fargli la carità.

Nella borsa non ha un quattrino,

e allora dice…oh poverino.

Mi spiace nulla posso darti,

ma tieni questo per riscaldarti.

Divide in due il suo mantello,

metà ne dona al poverello.

Il sole spunta e brilla in cielo,

caccia la nebbia con il suo velo.

E San Martino continua il viaggio,

sempre allietato dal caldo raggio.

” 4 Novembre “

domenica 3 novembre 2019

Fino a qualche anno fa, in Italia il 4 novembre era la festa nazionale della Vittoria, della grande guerra 15/18, ora tramutata con: Festa dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate. Un tempo era una festa molto sentita e oggi meno nota e ricordata. Il 4 novembre 1918, è la data dell’anniversario dell’armistizio dall’Impero Austro-Ungarico con l’Italia, segnando così la fine di questa battagliata grande guerra. Conflitto che iniziò il 24 maggio 1915, l’Esercito Italiano essendo inferiore sia per numero e per mezzi, sopportò con fede e molta tenacia, le sanguinose battaglie interrottamente per ben 41 mesi, piegando l’invasore meritandosi la Vittoria.

“Visite mediche” oggi……..

sabato 26 ottobre 2019

Richiedere oggi visita medica tramite Asl, è diventata una cosa impossibile; le liste d’attesa sono diventate lunghissime. La Costituzione italiana prevede il diritto alla salute di ogni cittadino, ma ci si chiede che questo diritto alla salute che fine abbia fatto. Perché, per una visita bisogna prenotare e poi attendere quasi per un anno e in alcuni casi anche di più, e se vuoi una visita in intramoenia bisogna pagarla, anche se il costo per quanto contenuto si aggira ai 200 €. cifra che non tutti si possono permettere?

Per ovviare ai disaggi e ritardi delle prestazioni specialistiche e di diagnostica strumentale, e previsto che, se i tempi superano quelli stabiliti dalla Regione di appartenenza, il malato può pretendere che la prestazione sia fornita in intramoenia senza costi aggiuntivi. Cosa che non succederà mai.

Voglio riferirmi a una frase detta qualche tempo fa da un noto politico, che secondo lui: Oggi l’Italia ha la miglior assistenza sanitaria del mondo. Non ne dubito, l’assistenza sanitaria ospedaliera è ottima in ogni punto di vista, manca soltanto la coordinazione delle prenotazioni ambulatoriali e l’assistenza medica e strumentale più velocizzata.

COMUNQUE LA SI RACCONTI, L’AMORE E’ LA NOSTRA PILLOLA SALVA VITA

venerdì 19 aprile 2019

Perché, l’amore, è sempre stato la più grande medicina che il genere umano e non solo ,abbia creato e usato, fin dai tempi degli dei l’amore fu il cibo per l’umanità.

Pensare che all’inizio dell’umanità, gli dei abitavano su monti che per gli uomini erano inaccessibili e attraverso il sentimento gli umani tendevano all’immortalità e a grandi amori capaci di vincere ogni ostacolo, persino la morte. Amori che si sono tramandati nei millenni, giungendo fino ai nostri giorni per celebrare, nella realtà e leggenda il mito dell’amore sperando l’avverarsi di sogni impossibili.

La storia di Bauci e Filemone.


ZEUS e ERMES, ogni tanto lasciavano l’olimpo e assumevano forma umana, per verificare la religiosità e devozione degli esseri umani. Era da molto tempo che dalla FRIGIA ( regione tra i monti a ridosso del monte olimpo) non giungevano suppliche e anche i sacrifici votivi avevano incominciato a scarseggiare. Preoccupati si recarono tra quei monti chiedendo ospitalità agli abitanti , ma vennero scambiati per vagabondi, respingendoli. Si resero conto che da quelle parti le divinità erano finite nel dimenticatoio. Soltanto Bauci e Filemone li ospitarono nella loro povera dimora. (bisogna ricordarsi che gli dei nell’antichità erano molto vendicativi e feroci).

decisero di distruggere il villaggio inondandolo, misero in salvo trasportandoli sulla cima della montagna i due anziani contadini, Bauci e Filemone. La loro povera dimore fu trasformata in uno splendido tempio, fu allora che Zeus si palesò in tutta la sua maestosità, chiese loro di esprimere un desiderio che sarebbe stato esaudito, i due stringendosi con amore, chiesero di poter diventare i sacerdoti del tempio e di invecchiare insieme come già avevano vissuto, ebbero un ultimo desiderio, morire nello stesso istante. Fu cosi forte il loro amore che il re degli dei, esaudi’ i loro desideri. Dopo molti anni vivendo uno accanto all’altra e volendosi sempre più bene cessarono di vivere, fu allora che Filemone venne trasformato in una grandiosa Quercia e Bauci in altrettanto stupendo Tiglio, i due alberi posti davanti al tempio, vennero venerati nell’antichità come sacri.

Quella di Priamo e Tisbe.

due amanti assiri, si conoscevano dall’infanzia e si innamorarono, visto l’opposizione delle famiglie decisero di fuggire dandosi appuntamento presso una fonte , accanto ad essa sorgeva un gelso.

Lei arrivò per prima ma trovo un leone che la fece scappare e le feri’, durante la fuga perse il velo insanguinato. Priamo quando giunse vide accanto alla fonte il velo macchiato di sangue, vagò alla ricerca della sua amata ma non la trovò, pensando che il leone l’avesse uccisa e portata via, decise di togliersi la vita, vicino al gelso, lei nel frattempo tornò , ma vide il corpo del giovane che lei amava senza vita, comprese quello che era successo e incapace di continuare a vivere senza di lui si tolse anche essa la vita. da quel giorno narra la leggenda , che i frutti del gelso quando maturi assumono in segno di lutto una colorazione come il sangue.

In un passato prossimo, Juan Carlos e Sofia (50 anni fa le nozze ad Atene)


Il primo incontro ufficiale avviene nell’estate del 1954, durante una celebre crociera organizzata dalla regina Frederika, lo scopo era di riportare in auge il turismo ellenico, ma il vero scopo era favorire i matrimoni regali.

A bordo vi era tutto il gotha europeo, che accolse benevolmente l’idea eccentrica principessa Maria Bonaparte. Il figlio maggiore del conte di barcellona “pretendente al trono, ha poco più di anni 16 e non sembra accorgersi della principessa sua coetanea, lei invece lo notò subito.

Passò molto tempo , anche se la regina organizzava spesso incontri e altre crociere per avvicinarli, solo nel 1961 durante un matrimonio il futuro re si accorse che la ragazzina greca con i capelli corti e il viso paffuto si era trasformata in una giovane e attraente donna.

Tutto il parentato inglese si è dato da fare perché il matrimonio tra i due giovani potesse avvenire, fu sicuramente frutto degli accordi tra le due famiglie. L’annuncio ufficiale fu dato il 13/09/1961 a losanna dove la regina Vittoria Eugenia accolse con immensa gioia.

Rimane un’unica ombra sulle fauste nozze , la posizione irremovibile della chiesa ortodossa che non approvava l’idea che il matrimonio si sarebbe svolto solo con il rito cattolico. L’abilità del papa Giovanni 23esimo risolse la delicata questione, consentendo il doppio matrimonio .

( un fatto del tutto insolito per la chiesa romana). Le nozze vennero celebrate nel maggio 1962. La loro vita coniugale iniziò con un viaggio che li porta in giro per il mondo, al loro rientro si stabilirono nei dintorni di Madrid.

Anche questa è una storia d’amore, che si potrae  fino ai nostri giorni. Comunque esistono molti amori , meno appariscenti ma altrettanto importanti e sono il condimento della vita del mondo.