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si o no questo è il problema…

venerdì 3 settembre 2021

da ..la stampa

articolo di Maurizio Costanzo
rispecchia perfettamente quello che penso

Non facciamo una grande

scoperta, ma il “no” è sem-
pre e comunque, dalla an-
tichità, segno di negazio-
ne. Partendo dal
“no-vax”, cioè quanti ri-
tengono di non doversi vaccinare, pro-
viamo a declinare quanti altri “no” po-
trebbero subdolamente accerchiarci.
Per esempio, il “no-pax” (cioè no pace) il “no-sex”
(non faremo più sesso). Di positivo ci potrebbe essere
il “no-tax” (non paghiamo più le tasse)……..
C’è poi il “no-gol”, che è quello che dicono gli allena-
tori delle squadre di calcio nel fare la formazione della
squadra, come dire: non ti metto in squadra, quindi
non farai gol. …..
si accorgerà che i “no-vax” sono gli ultimi che hanno
usato il “no” e che il “no” ci accompagna da sempre.
C’è posta per me? “No”. Mi ha cercato qualcuno?
“No”. Ci sono notizie riguardo al posto di lavoro che
cercavo? “No”. Sarebbe bello un mondo fatto di
“sì-vax”, “sì-sex”, “sì” sempre.
D’altra parte, sappiamo bene che il semaforo è rosso
per non farci passare e verde per darci l’okay. Come
possiamo dire? Verde: “sì-pass”. Rosso: “no-pass”.
Pensate che si nega la pace (“no-pax”) ma non si ne-
ga la guerra. Avete mai sentito la frase: “no-war”?

OLIMPIADI-

sabato 7 agosto 2021

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Una meravigliosa estate per essere italiani
Dai Giochi l’autobiografia di una nazioneTrentotto medaglie, il record di sempre: c’è una nuova generazione cresciuta in un Paese che teme di tramontare
GIANNI RIOTTA
TOKYO
«Era un ossimoro: per lanciar-
mi nella finale della staffetta
4×100, ultima frazione contro
l’inglese Nethaneel Mit-
chell-Blake, un amico con il
quale mi sono allenato in pas-
sato, mi dicevo, Stai calmo,
Stai calmo Filippo, Rilassati,
Non forzare, Tanto lo prendi».
Così Filippo Tortu, 23 anni,
studente di Impresa e Manage-
ment alla Luiss di Roma, «Ho
più paura prima di un esame
che di una finale», racconta, in
inglese, alle telecamere del
mondo, nel sotterraneo afoso
dello Stadio Olimpico di To-
kyo, i suoi pensieri nei 100 me-
tri finali della staffetta che ha
dato all’Italia un record di 10
ori, 5 nella magnifica atletica.
«Oxymoron», pensate, un
atleta, ancora madido di sudo-
re, bandiera tricolore sulle
spalle, dopo una impresa sen-
za precedenti nella storia ita-
liana, avendo rimontato un
metro all’asso della Louisiana
University, sceglie la parola
«ossimoro», con perfetta pro-
prietà, spiega la onnisciente
Enciclopedia Treccani «L’ossi-
moro (dal greco oksýmōron,
composto di oksýs “acuto” e
mōrós “stolto, folle”) è un pro-
cedimento retorico che consi-
ste nell’unire due parole o
espressioni che sono inconci-
liabili nel significato», «per dar-
mi energia mi dicevo stai cal-
mo!». Questa è l’immagine
che il nostro paese sta dando
di sé alle Olimpiadi di Tokyo,
in una meravigliosa estate per
essere italiani. Chi di noi vive
queste ore in Giappone, ascol-
ta frasi di simpatia, non rituali,
come quelle che mi gira Syo
Miyazaky, giovane chef di un
minuscolo ristorante di Ginza,
«Siete veloci voi italiani, sì, ma
vincete con stile, sembra che il
caldo non esista per voi».
Non è vero, ho visto i quattro
dell’inseguimento d’oro del ci-
clismo a Izu grondar sudore, ho
visto Irma «La Tosta» Testa fati-
care sotto la boxe della filippi-
na Petecio, e ieri gli eroi della
staffetta azzurra, Patta-Ja-
cobs-Desalu-Tortu patire nella
calura sulla capitale, ma Syo co-
glie, con acume, il nesso: l’Ita-
lia Olimpica 2021, record di 10
ori, 10 argenti e 18 bronzi, me-
raviglioso settimo posto nel me-
dagliere, primi in Europa e die-
tro le grandi potenze, vince pia-
cendo, vince riscuotendo sim-
patia, vince suscitando ammi-
razione per stile e rigore. Mar-
cell Lamont Jacobs, nato a El Pa-
so, Texas, rivendicato ora da
due paesi, con la ricerca del pa-
dre perduto a commuoverci. Il
lottatore Chamizo, cubano-ita-
liano, lo staffettista Desalu, bat-
terista per passione, di origine
nigeriana, che ride con il com-
pagno Tortu, milanese di fami-
glia sarda, sulla comune «u» fi-
nale. Il marciatore d’oro Massi-
mo Stano, che impara il giappo-
nese e saluta i volontari di To-
kyo in buon accento, converti-
to all’Islam per amore della mo-
glie Fatima, mentre Caterina
Marianna Banti, oro nella vela,
l’Islam lo ha studiato all’Orien-
tale di Napoli e firma saggi pon-
derosi dal titolo «Il ruolo del sa-
lafismo nella transizione demo-
cratica della Tunisia», parlan-
do oltre all’italiano, arabo, tur-
co, francese, inglese, spagnolo
e tedesco. Prima del successo
di Banti e del suo partner di im-
barcazione Nacra, Ruggero Ti-
ta, il solo successo italiano nel-
la barca a vela, con l’eccezione
della Alessandra Sensini nel
windsurf, risale al magnifico
ammiraglio Tino Straulino, me-
daglia d’oro ad Helsinki 1952,
nato a Lussimpiccolo, oggi Ma-
li Lošinj in Croazia, nel 1914,
commando nella X Mas contro
gli inglesi, poi resistente contro
la Repubblica di Salò. Era un’al-
tra Italia, per confini, cultura,
tradizioni, oggi Straulino con-
dividerebbe la squadra con il
pesista Zane Weir, nato e cre-
sciuto a Amanzimtoti, Sud Afri-
ca, studente dell’Università di
Città del Capo, avviato allo
sport dal nonno Mario.
The Economist aveva irriso
la Nazionale italiana di Rober-
to Mancini, dominatrice del
Campionato Europeo per la
prima volta dopo il 1968, per-
ché solo bianca, trascurando
la diversità introdotta dai bra-
siliani-italiani, Jorginho, To-
loi, Emerson. A Tokyo il 38%
degli azzurri e delle azzurre

non è nato in Italia, se il presi-
dente del Coni Giovanni Mala-
gò, opportunamente, invoca
uno ius soli sportivo, cittadi-
nanza per gli atleti che anticipi
l’attesa del diciottesimo anno,
è perché vede, in prima fila, co-
me questi ragazzi, «stranieri
senza passaporto», parlino, vi-
vano, sentano come italiani.
Jacobs ieri l’ha detto, secon-
do oro alle spalle, «Quando ve-
diamo la bandiera, quando
sentiamo l’inno, ci vengono i
brividi sulla pelle», e Desalu,
che gioca a fare il duro «io non
piango», annuisce compunto.
È stato il compianto presiden-
te Carlo Azeglio Ciampi, in po-
lemica contro chi predicava di
«Morte della patria in Italia» a
insistere perché Inno di Mame-
li e tricolore tornassero a esse-
re parte della vita quotidiana,
e Giorgio Napolitano e Sergio
Mattarella hanno confermato
la sua scelta raziocinante. Lo
sport, e questa dura stagione
di pandemia, provano quanto
i simboli contino, in tempi diffi-
cili. La ginnasta Vanessa Ferra-
ri vince l’argento sulle note del
cantante Bocelli


ponti…………………….

sabato 7 agosto 2021

Il Ponte di Øresund che si immerge nelle acque del Nord | SiViaggia

“Questo incredibile ponte si trasforma in un tunnel sottomarino e collega la Capitale della Danimarca, Copenhagen, con la città di Malmö, in Svezia.

È il Ponte di Øresund (Øresundsbron), progettato dall’architetto danese George K.S. Rotne e inaugurato nel 2000. È il più lungo ponte strallato d’Europa, adibito al traffico stradale e ferroviario, con una campata centrale di 490 metri.

La parte esterna del ponte è lunga 8 chilometri. A un certo punto, nel bel mezzo del mare, si trasforma in un’isola artificiale e si inabissa nelle profondità marine diventando un tunnel lungo ben 4 km che passa sotto il Canale di Flint.

Il ponte è costruito in modo tale da far passare la ferrovia esattamente sotto la via asfaltata.

Questo ponte è estremamente interessante sia dal punto di vista architettonico sia dal punto di vista biologico: la Lund Botanical Association ha identificato oltre 500 specie di piante sull’isola artificiale, che è stata costruita da materiale recuperato dagli scavi per il tunnel.

Il ponte è stato assemblato sulla terra ferma e poi immerso nelle acque. Un singolo elemento del tunnel è lungo 176 metri, largo 42 e alto quasi 9 e ha un peso di circa 57.000 tonnellate. Le estremità di ogni elemento di tunnel completato sono state sigillate con enormi paratie d’acciaio e il pezzo è stato trainato da enormi rimorchiatori fino al luogo dell’assemblaggio. Un lavoro immenso, che però ha cambiato il destino di due Paesi”

attraversarlo è stata un’emozione incredibile.

VIVERE………….

giovedì 10 giugno 2021

Potrebbe essere un'immagine raffigurante una o più persone e il seguente testo "hunnd Pemne Vivi del la vita. Rurmg Dimentica la tua età e fai quello che piace a te e non agli altri"

ZENIT (ex gruppo danzaterapia)

venerdì 30 aprile 2021

dalla Stampa del 30 aprile 2021

COOP.ZENIT

Trovare un’occasione per chiacchierare, raccontarsi, fare amicizia e, allo stesso tempo, offrire un po’ di sol-lievo a un’altra persona rimasta sola, soprattutto durante i mesi di lockdown e di emergenza sanitaria. Si chiama «Il filo comune» l’iniziativa messa in piedi dalla cooperativa sociale Zenith, che da tempo opera soprattutto nei quartieri di Borgo Vittoria e Pozzo Strada: un servizio di supporto tele-fonico che vuole accorciare le distanze e mettere in relazione le persone over 65 che vivono in tutta la città. «L’idea è nata da una semplice richiesta che era stata fatta da un cittadino ai nostri operatori, quella di poter essere messo in contatto con altre persone che avevano bisogno di ascolto e compagnia – spiegano – Così abbiamo deciso di dare vita a questa piccola ini-ziativa di comunità». Per potervi prendere parte basta telefonare al nume-ro 366.67.11.794.Nelle settimane passate la cooperativa ha avviato an-che una serie di azioni per dare un aiuto ai «nuovi poveri»: quelle fasce di torinesi messi in ginocchio da pandemia e crisi economica. In questo caso si tratta di una campagna di raccolta fondi per acquistare tablet, scatole e pacchi alimentari oppure il biglietto per partecipare a iniziative culturali orga-nizzate sul territorio. «Si tratta di un’iniziativa di so-stegno che passa attraverso doni concreti come prodotti essenziali per la casa, accom-pagnamenti assistiti e espe-rienze di socializzazione e svago» spiegano da Zenith. Per prendere parte alla campagna è possibile consultare il sito della cooperativa, dove è presente una sorta di lista della spesa stilata in favore delle perso-ne in difficoltà. D.MO

FELICITA’

sabato 17 aprile 2021

Potrebbe essere un'immagine raffigurante fiore e il seguente testo "Cos'è la felicità? La felicità è tante cose. La felicità è quando sorridi e non te ne accorgi. È tua canzone preferita che capita casualmente in radio. Eun un caffè con un'amica. È qualcuno che guardandoti capisce tutto, senza che tu gli abbia detto niente. È' un abbraccio affettuoso che arriva alle tue spalle. È un messaggio inaspettato che arriva al momento giusto. Autore sconosciuto"

MOZART PER LA FELICITA’

MOLE ANTONELLIANA 10 APRILE 1889-10 APRILE 2021

domenica 11 aprile 2021

DAL WEB

“La Mole Antonelliana è un edificio monumentale di Torino, situato nel centro storico, simbolo della città e uno dei simboli d’Italia. Il nome deriva dal fatto che, in passato, fu la costruzione in muratura più alta del mondo, mentre il suo aggettivo deriva dall’architetto che la concepì, Alessandro Antonelli.

La forma della Mole è unica nel suo genere e questo perché frutto della singolare tecnica architettonica messa in pratica da Alessandro Antonelli. La parte inferiore è tutta in muratura con una basa quadrata superiore ai moduli poi sovrapposti. L’ingresso è tipico dei templi dell’antica Roma con colonne in stile prettamente neoclassico.”

ARRUOLATE ANCHE LE API……

mercoledì 31 marzo 2021

“DA DAGOSPIA DEL 31 MARZO”

“UN API-GLIO PER LA SALVEZZA – UN TEAM DI RICERCATORI BOSNIACI STA ADDESTRANDO LE API A TROVARE LE MINE ANTIUOMO: GLI SCIENZIATI INSEGNANO AGLI INSETTI AD ASSOCIARE L’ODORE DEL TRITOLO A SOLUZIONI ZUCCHERINE COSÌ CHE, APPENA RILEVANO LA PRESENZA DELL’ESPLOSIVO, VANNO A RONZARVI SOPRA NELLA SPERANZA DI TROVARE CIBO – UN SISTEMA INTEGRATO DAI DRONI CHE, SEGUENDO IL LORO VOLO, TRASMETTONO IMMAGINI E DATI DAI LUOGHI INDIVIDUATI…”

AH LA VITA………..

mercoledì 31 marzo 2021

Quanti giorni vuoti
Quanti giorni tristi in questa
Nostra vita
Quante delusioni
Quante inutili passioni
Nella vita
Quante volte abbiamo detto basta
Hai disprezzato
Questa vita
Mai una volta che pensiamo
A quello che ci porta
Questa vita
Ah-ah, la vita
Che cosa di più vero esiste al mondo
E non ce ne accorgiamo quasi mai
Quasi mai, quasi mai
Qualche volte abbiamo
Come un senso di paura
Della vita
Anche se ci sono tante
Cose che non vanno
Nella vita
Ma che cosa pretendiamo
Cosa ci aspettiamo
Dalla vita
No, non è possibile
Sprecare inutilmente
Questa vita!
Ah-ah, la vita
Più bello della vita non c’è

Torino ………è primavera da la stampa del 20 marzo 2021

sabato 20 marzo 2021

TORINO. Ok, è primavera. Almeno così dicono il calendario e i primi sintomi di allergia al polline. E com’è la stagione della fioritura a Torino? Non dico in questi giorni abbagliati da quella insostenibile luce da lockdown che sembra dirti «Copriti gli occhi, tanto non te la puoi godere», ma in generale, nei bei tempi andati in cui uscivi senza autocertificazioni in tasca («Ce l’ho!»), buste di nylon («Sto andando a fare la spesa!») o abbigliamento ginnico («Attività motoria al parco!»). A risponderci non è un torinese, bensì il Reuccio di Trastevere, nientemeno che Claudio Villa. Nel 1949, sul lato b di «Rosso di sera», incideva una inattesa «Torino a primavera», marcetta orchestrale jazz da sigla di Istituto Luce.

Nella canzone definiva la nostra una città placida, che «S’addormenta nella sera tra le prime luci d’or» (prove tecniche di coprifuoco…). In un tripudio di canto aulico e fiori ovunque, spicca la nostra consueta toponomastica, dove «Un cuor sentimentale se ne va di viale in viale» e «L’amore passa da ogni strada da gran signore», entrambi chiaramente agevolati dalla consueta simmetria urbana. Garanzia assicurata da un memorabile «Pei viali della felicità l’amore a tutte le tote un sogno sa regalar». Ma proprio una tota sembra aver trafitto il cuore dell’ugola che portò in trionfo «Granada» e «Binario», infatti sul finale Claudio Villa si domanda «E tu mia torinesina bionda perché da me non scendi?». A chi si riferisce? Si sarà identificata in lei anni dopo Mercedes Bresso che, prima di intraprendere la carriera accademica e politica, fondò nel 1959 con la sorella Paola il primo fan club torinese di Claudio Villa con ritrovo nientemeno che in un bar di Corso Vinzaglio? Chissà. Le due sorelle Bresso scrissero anche per il Reuccio il testo di «Furibondo Twist» (pubblicata nel 1962 come retro di «Enamorada») in cui un reticente fidanzato finisce per scatenarsi nel ballo assecondando così la passione della sua ragazza. Insospettabili e sorprendenti, noi torinesi. Magari sarà stato uno scherzo della primavera, difficile dirlo. Intanto mettiamo le scarpe da jogging e guadagniamoci la nostra ora d’aria puntando verso il «Valentino che a ogni sogno apre il cammino». Evidentemente Claudio Villa aveva già capito tutto. —MAURIZIO BLATTO