Archivio di gennaio 2021

IL FIORE CHE FA BENE AL CUORE

giovedì 28 gennaio 2021

L’estate  è il periodo del loro massimo splendore, sembrano un’armata di soldatini con l’elmo che scintilla. I GIRASOLI, sono piante annuali il cui fiore ha una grande infiorescenza, il loro aspetto così battagliero è dovuto al suo alto  fusto (non tanto per i suoi petali) tanto da assumere una presenza austera e imponente visto la sua altezza (fino a metri tre), grazie a quella testa che fà capolino.

Il suo nome, si sa, deriva dal fatto che ruota seguendo tutto l’arco che percorre  il sole, è un comportamento noto come “eliotropica”,  si manifesta quando la pianta è ancora giovane, ruotano mediante la torsione del peduncolo con un meccanismo ormonale in modo da mantenere il fiore sempre rivolto verso il sole.

Il fiore, così definito è in realtà un affollamento di numerosi fiori.     

La pianta è originaria delle Americhe, veniva coltivata fin da 1000 anni prima di Cristo, venne importata in Europa dal Perù alla corte di Francia dove piacque molto al Re Luigi quattordicesimo (Re sole). L’origine etimologica greca, corrisponde a “heliantus”, fiore lucente e singolare molto rappresentativo per la sua forma e colore.

Nella mitologia greca, si racconta di una ragazza di nome Clizia, innamoratissima del dio Sole Apollo, che non faceva altro che guardare il suo carro volare nel cielo, per questo maniacale movimento della sua testa, che osservava gli spostamenti del Sole, venne trasformata in un girasole. (Il mito di Clizia viene citato nelle Metamorfosi di Ovidio), fenomeno di eliotropismo.

Esistono altre leggende che riguardano quel fiore; Si narra che al centro di un giardino crescieva una pianta senza nessun nome, era molto robusta, ma sgraziata, con dei fiori stopposi e senza profumo, gli altri fiori la consideravano un’erbaccia e non le rivolgevano la parola. Quando i primi raggi del sole al mattino, raggiungevano il giardino la pianta senza nome li assorbiva e trasformava la luce del sole in forza vitale, in zuccheri e linfa, così facendo diventò un fusto robusto e molto alto, tanto da guardare dall’alto gli altri fiori. Il suo intento era di costringere il suo fusto a ruotare con il sole all’unisono senza mai lasciarsi. Fu così che gli altri fiori , come vuole la leggenda diffusero la notizia che una pianta si era innamorata del sole, ed era riuscita a far sbocciare un magnifico fiore che assomigliava proprio al sole “grande, tondo, con una raggiera di petali gialli. Fu così che le venne dato il nome di girasole.

Arrivato in europa valicò tutte le frontiere , venne raffigurato e disegnato su stoffe, inciso  nel legno e forgiato nei metalli.

Molti poeti lo hanno elogiato nei loro versi e nelle opere. Van Gogh, lo rappresenta con ricorrenza, Oscar Wilde, volle il girasole come simbolo del suo movimento estetico. Sicuramente è il simbolo dell’estate, forse per i suoi colori o per la vocazione a seguire il tragitto che percorre il sole, coltivarlo è facile, anche perché è molto robusto e adatto a qualsiasi terreno.

Dai semi del girasole si estrae olio, per utilizzo alimentare , 

Come pianta viene sfruttata per il suo contenuto di acido alfa-tocoferolo (vitamina E), il tocoferolo è un potente antiossidante che protegge dalle malattie cardiovascolari è riduce il rischio di cancro, è un’ottimo alleato della nostra salute e del benessere dell’intero organismo.

COME SEMPRE E' LA NATURA LA NOSTRA PIU' STRINGENTE ALLEATA.

“Luci d’Artista Torino 2020-2021″

venerdì 15 gennaio 2021

Ogni anno durante le feste Natalizie Torino si abbellisce delle luci d’Artista sia in centro che nelle zone periferiche.

Quest’anno si svolge la XXIII edizione che avrebbe dovuto concludersi domenica 10 gennaio è stata prolungata fino al 28 febbraio 2021.

Chi lo desidera può ancora andarle a vedere fino alla fine del prossimo mese… Nella nostra zona…

L’amore non fa rumore – Luca PANNOLI – piazza Eugenio Montale (Circoscrizione 5)

ELENCO CENTRO CITTÀ

  1. Cosmometrie – Mario AIRÒ – piazza Carignano
  2. Tappeto Volante – Daniel BUREN – piazza Palazzo di Città
  3. Regno dei fiori: nido cosmico di tutte le anime – Nicola DE MARIA – piazza Carlina – Opera permanente in via sperimentale
  4. Giardino Barocco Verticale – Richi FERRERO – via Alfieri 6 – Palazzo Valperga Galleani – Opera privata permanente
  5. L’energia che unisce si espande nel blu – Marco GASTINI – Galleria Umberto I – Opera permanente
  6. Planetario – Carmelo GIAMMELLO – via Roma
  7. Migrazioni (Climate Change) – Piero GILARDI Galleria San Federico
  8. Cultura=Capitale – Alfredo JAAR – piazza Carlo Alberto – Opera permanente
  9. Doppio passaggio (Torino) – Joseph KOSUTH – ponte Vittorio Emanuele I -Opera permanente
  10. Luì e l’arte di andare nel bosco – Luigi MAINOLFI – via Carlo Alberto
  11. Il volo dei numeri – Mario MERZ – Mole Antonelliana – Opera permanente
  12. Vento Solare – Luigi NERVO – piazzetta Mollino
  13. Palomar – Giulio PAOLINI – via Po
  14. Noi – Luigi STOISA – via Garibaldi

ELENCO CIRCOSCRIZIONI: DALLA 2 ALLA 8

  1. Ice Cream Light – Vanessa SAFAVI – piazza Livio Bianco(Circoscrizione 2)
  2. Volo su… – Francesco CASORATI – area pedonale di via Di Nanni (Circoscrizione 3)
  3. My noon – Tobias REHBERGER – nuova collocazione – Borgata Lesna – cortile dell’Istituto Comprensivo King-Mila, via Germonio 12 (Circoscrizione 3)
  4. Illuminated Benches –  Jeppe HEIN piazza Risorgimento Opera permanente in via sperimentale (Circoscrizione 4)
  5. L’amore non fa rumore – Luca PANNOLI – piazza Eugenio Montale (Circoscrizione 5)
  6. Vele di Natale – Vasco ARE – piazza Foroni, zona mercato rionale (Circoscrizione 6)
  7. Amare le differenze – Michelangelo PISTOLETTO – piazza della Repubblica – Opera permanente (Circoscrizione 7)
  8. Piccoli spiriti blu – Rebecca HORN – Monte dei Cappuccini – Opera permanente (Circoscrizione 8)
  9. Ancora una volta – Valerio BERRUTI – via Monferrato (Circoscrizione 8)
  10. Luce Fontana Ruota – Gilberto ZORIO – Laghetto Italia ’61 – Opera permanente (Circoscrizione 8)
  11. L’albero del PAV – Piero GILARDI – Via Giordano Bruno, 31 (Circoscrizione 8)

UNA BRILLANTE NOBILDONNA DEL RINASCIMENTO

martedì 12 gennaio 2021

Nel 1474 nasce a Ferrara una donna che per le sue capacità e intelligenza scrisse la storia di quel periodo. Isabella D’Este.

Nel 1400 a Mantova governava la famiglia Gonzaga, Il primo fu Gianfrancesco  Gonzaga.

Nel finire del 1400 il ducato veniva governato dal marchese e sua moglie Isabella D’este, il destino fece si che il marchese passò un lungo periodo in prigione a Venezia, in sua vece guidò il casato sua moglie, dando prova di capacità politiche e  di lucidità e razionalità, qualità che certo non era particolarmente apprezzata in un’epoca in cui le donne erano destinate a compiti e doveri che poco interagivano con il comando di una casata. (Quando il marito fu scarcerato e poté rientrare ebbe per la consorte parole di ammirazione , dicendo che era una donna dalle grandi capacità di comando, visto che era stata obbligata a governare in sua vece durante la lunga assenza).

Bisogna anche dire che Isabella poteva vantare illustri parentele , sia per nascita che per il matrimonio, con ogni casa principesca Italiana.

Ed è così che la storia , con molta sorpresa presentò Isabella D’Este, come una dama raffinata, molto colta e degna rappresentante, tanto da essere una chiara protagonista di quel periodo storico.

DUCATO DI MANTOVA                          

Nata a Ferrara nel 1474, il padre Ercole D’Este, la madre Eleonora D’Aragona, durante la sua giovinezza ebbe illustri maestri, che le forgiarono il carattere e la grande cultura fu grazie alla voglia innata nell’apprendere ogni nozione. un maestro fu Battista Guarini.

La fecero sposare molto presto, all’età di 16 anni, continuò a studiare completando la sua istruzione. In quel periodo la reggia dei Gonzaga era molto fiorente di arte e cultura, lei raccolse attorno a se illustri personaggi della cultura, tra i quali l’Ariosto, il Boiardo , “che voleva dedicarle l’Orlando innamorato”, e molti altri. Lei amava ogni arte, compresa l’architettura, tanto da affidare a grandi artisti l’esecuzione di nuove costruzioni e innumerevoli . Raffaello le fece il ritratto del primogenito (almeno una parte), Leonardo da Vinci e Tiziano dipinsero per lei molti ritratti.

Ma Isabella che amava il bello, fu anche pronta a sostituirsi al marito in prima persona, non solo quando era lontano, ma anche quando era indebolito dalla malattia. Dopo la vittoria dei Gonzaga nella battaglia del Taro 1494, lei prese per mano la politica della casata, e riuscì a far avere al marito il favore di Luigi dodicesimo tanto che fu sospettata di oscuri legami con la Francia.

Davanti alla lega santa, dimostrò la sua ferrea risolutezza e diede prova di possedere innate doti di diplomazia. tanto che riuscì a ottenere la liberazione del marito che era rinchiuso nelle carceri di Venezia, grazie a lei e al sostegno del Papa (Alessandro sesto), evitando anche contrasti con la Francia e gli Este.

Papa;      Alessandro sesto Papa;  Giulio secondo

Nel anno 1519 Isabella rimase vedova, il figlio primogenito succedette al padre, lei fu un’abile consigliera nel governo del ducato difendendo sempre Mantova e Ferrara dalle insidie, vere o presunte del Papa Giulio secondo, riuscendo a far nominare il figlio a capitano generale della chiesa.

Dovette però sottostare alle richieste del Papa, che la volle a Roma per un periodo di oltre due anni, riuscì anche da Roma a  proteggere l’operato del figlio, e si adoperò per far ottenere all’altro figlio la dignità cardinalizia. La sua ferrea e sicura volontà spronò molte nobildonne a chiedere la sua protezione dimostrando di essere ancora una volta coraggiosa, ma anche di possedere molta concretezza tanto che centrò molteplici obiettivi che si era prefissata.

Fino alla sua morte , non trascurò mai di seguire le vicende politiche del ducato. Questa nobildonna con la sua intelligenza e capacità a saputo tenere testa a molti uomini di potere .Morì in un freddo e nebbioso Febbraio del 1539. Ebbe 6 figli , tre maschie e tre femmine, ma il suo cuore batté più forte per i figli maschi.

Oggi nel palazzo ducale di Mantova vengono conservati i libri preziosi che essa raccolte durante tutta la sua vita , e un carteggio che viene considerato una pagina di storia.

TUTTO CIO’ DIMOSTRA CHE NON SERVONO LE QUOTA ROSA, O L’ALTERNANZA DI GENERE, BASTA DIMOSTRARE CHE LA PARITA’ E’ UN FATTO , NON UNA RICHIESTA.

“Speranza” (Poesia)

martedì 5 gennaio 2021

Gianni  Rodari nacque a Omegna23 ottobre 1920 – decesso Roma14 aprile 1980), è stato uno scrittorepedagogistagiornalistapoeta specializzato in letteratura per l’infanzia e tradotto in molte lingue. Unico scrittore italiano ad aver vinto il prestigioso Premio Hans Christian Andersen nel 1970, fu uno fra i maggiori interpreti del tema “fantastico” nonché, grazie alla Grammatica della fantasia del 1973, sua opera principale, uno fra i principali teorici dell’arte di inventare storie.

In questo periodo vorrei proporre tra le sue poesie “SPERANZA”

Se io avessi una botteguccia
fatta di una sola stanza
vorrei mettermi a vendere
sai cosa? La speranza.

“Speranza a buon mercato!”
Per un soldo ne darei
ad un solo cliente
quanto basta per sei.

E alla povera gente
che non ha da campare
darei tutta la mia speranza
senza fargliela pagare.

GIANNI RODARI

LE BIANCHE SCOGLIERE DI RUGEN

venerdì 1 gennaio 2021

IL DIPINTO

E’ un dipinto a olio su tela, del pittore  tedesco Caspar David Friedrich definito romantico, realizzato nel 1818 e conservato in Svizzera.

Il quadro rappresenta uno scorcio dell’isola di rugen, la tela raffigura una serie di personaggi e uno scorcio del paesaggio, vi compare una giovane donna che è la sposa (Carolina) dell’autore che durante il viaggio di nozze andarono nell’isola di Rugen un lembo di terra che si affaccia sul mare Baltico difronte alle coste del Meclemburgo-Pomerania occidentale Germania, la sua geologia si caratterizza da scogliere di gesso e calcare, luogo molto particolare da affascinare il Friedrich, ed in particolare da alcuni scorci in cui le rocce si gettavano a capofitte nel mare .

Lui realizzò il dipinto del luogo aggiungendo alcuni personaggi, inquadra le altissime e aguzze bianche rocce in uno scorcio che sembra una grande V, nel mezzo si scorge il mare, Friedrich scruta l’orizzonte dove due barchette solcano le onde.

L’abilità del pittore è nel riuscire a trasmettere un senso di vertigine e reale profondità verso il baratro, il burrone incorniciato dalle chiome scure dei faggi che coprono i raggi del sole lasciando in ombra le figure umane.

Due dei personaggi raffigurati sembrano risucchiati dal vuoto, sulla sinistra della tela vi è la donna (moglie del pittore) che spicca per il rosso del suo vestito tra il colore scura della terra mentre si tiene ad un ramoscello e indica un punto in basso come se avesse scorso qualche cosa.

Nella parte centrale un uomo, che come già la donna ,da l’idea di un precario equilibrio, visto che è a carponi con il peso del corpo proteso verso il baratro, probabile che cerchi qualche cosa tra i fili d’erba, vicino ha il bastone da passeggio e il suo cappello, che il pittore rende verosimile tantè che si ha la sensazione che rotoli giù dalla scarpata.

L’unico imperturbabile e con i piedi ben saldi per terra, è l’uomo sulla destra del dipindo, mentre sta guardando verso l’orizzonte ed è appoggoato ad un pezzo di tronco con le braccia conserte. (si presume che sia l’autore stesso Friedrich)

Sicuramente quel paesaggio cosi’ suggestivo e sublime, e nei gesti delle persone ritratte si ritrovano anche dei valori simbolici, si vedono due uomini e una donna voltati di schiena e in ombra, rivolti verso il panorama, tutti compiono delle azioni ben precise.

COME SAGOME ;  la donna indica, uno degli uomini si abbassa per guardare meglio, l’altro osserva l’orizzonte perdendosi nella contemplazione.

COME VALORI SIMBOLICI; la donna vestita di rosso simboleggia l’amore, l’uomo che rischia di cadere rappresenta la fede, e l’uomo in piedi appoggiato al tronco ha una incrollabile fiducia, e la speranza mentre guarda l’orizzonte.

INOLTRE; “la natura” è vista come una manifestazione divina, “il mare” che si perde in lontananza, il simbolo dell’eternità, “l’abisso” che attrae e sconcerta al tempo stesso, “le barche a vela” raffigurano il viaggio dell’anima verso la vita eterna.

In tutti quei gesti si può ritrovare una valenza cristiana sinbolica, Carità, Obbedienza, Umiltà,Speranza.

SICURAMENTE VA PRESO IN CONSIDERAZIONE LA VISIONE CHE UN INDIVIDUO LEGGE IN UN’OPERA , E LA RAFFIGURA IN UNA SERIE DI SIMBOLI CHE LO IDENTIFICANO.