Dove latita l’amore ma si radica l’inciviltà

Sul quotidiano LA STAMPA del 26 novembre è comparso un articolo dal titolo inquietante: “Google speculava sul video dei bulli” seguito dal sommario: “Un ragazzo Down messo alla berlina su Internet. I pm: Il filmato lasciato in rete per motivi commerciali”.

La scelta di proporvi questo articolo deriva dalla costatazione che un motore di ricerca, il più utilizzato ed amato globalmente da milioni di internauti come Google, possa assurgere – come un Giano bifronte – ad asservire il “male” o il “bene”, a seconda delle circostanze e delle opportunità in essere; rappresenta pure il mezzo “principe” col quale noi blogger, ineccepibilmente esercitiamo il nostro trastullo quotidiano per conoscere, scoprire e percorrere le latitudini della conoscenza in ogni angolo del pianeta, evitando l’analfabetismo di ritorno a cui sono soggette, purtroppo, grosse sacche di popolazione anziana in tutto il mondo.

L’ANTEFATTO: nel Settembre del 2006 in una scuola di Torino uno studente Down viene aggredito, deriso ed umiliato da alcuni compagni di classe. La scena, ripresa con un telefonino, finisce sul Web nella sezione “Google video”. Il video diventa uno dei più cliccati della rete (5500 volte!) per un buon lasso di tempo, ma contemporaneamente molti internauti scrivono indignate mail di protesta, fintanto che la Polizia Postale interviene ed il video incriminato viene rimosso.
Successivamente a seguito delle denunce, tre dirigenti di Google vengono citati in giudizio con l’accusa di concorso in diffamazione e violazione della privacy. Secondo i magistrati costoro non avrebbero controllato – come dovuto – i contenuti delle immagini per una mera questione di lucro (sic!), perché i video, si sa, più sono cliccati e più fanno guadagnare denaro.
Dopo aver illustrato il caso, desidererei analizzare il raccapricciante episodio e tutto ciò che ha prodotto nell’attuale società della quale, amici miei, anche noi blogger ultrasessantenni facciamo parte. Credo che tutto ciò potrebbe essere inserito nell’indice delle rubriche del nostro blog ed etichettato con uno sgradevole ossimoro: “Immorali moralità”, rubrica che non presenterebbe, di questi tempi, scarsità di materiale da trattare, anzi, questo episodio ne è la conferma!
L’articolo di P. Colonnello apre contemporaneamente due chiavi di lettura incentrate su fronti opposti ma non confliggenti tra di essi.
La prima di ordine strettamente socio-morale: il fenomeno del pervasivo bullismo, ormai allignato caparbiamente in vaste realtà giovanili sta crudelmente capovolgendo tutto ciò che, almeno per la nostra generazione, uscita da un pesante e sanguinoso conflitto mondiale, si era posta quale indirizzo necessariamente inderogabile per indirizzare le nuove generazioni, socialmente ed umanamente, ad una pacifica ed armoniosa convivenza, indirizzo inoltre suffragato dai “Diritti dell’uomo” universalmaente predicato ma ahimè puntualmente disatteso ovunque.
Seguire, passo passo, l’amara vicenda riassunta nelle parole del padre del ragazzo Down durante l’istruttoria: “E’ tremenda… L’idea che mio figlio si sia portato dentro, da solo, quell’esperienza tanto amara, tanto umiliante da non avere il coraggio di riferirle a nessuno, nemmeno dentro le mura amiche di casa. Quanta sofferenza e quanta solitudine deve avere provato” pone una drammatica domanda: quali sono le motivazioni che stanno rendendo sempre più aspra la convivenza, non solo tra adulti, ma nella stessa misura fra adolescenti? Come e cosa potranno dirci in proposito sociologi, filosofi, educatori, psicologi, pensatori e poeti? Quale la via d’uscita? A quando il ritorno di una coscienza collettiva che sappia distinguere il bene dal male?
Questo video, che forse nessuno di noi blogger ha visto, ci ha resi edotti della povertà di sentimenti, di educazione e di modelli positivi di paragone da fornire e, forse inconsciamente, anche noi abbiamo contribuito a seminare nelle coscienze delle generazioni che ci hanno seguito sulle strade del dopo-ricostruzione post bellico, del boom economico, del consumismo sfrenato per raggiungere questo “oggi” così privo di speranza nel domani, delle famiglie povere e disperate, delle separazioni troppo facili tra coniugi non più votati a combattere insieme le difficoltà quotidiane, la scomparsa quasi totale di comportamenti morali, in modo particolare verso le persone anziane e a quelle avversate da deficit patogeni fisici e psichici. Quesiti che tutti ci poniamo ed ai quali non sappiamo dare uno straccio di risposta credibilmente sensata.
La seconda, di ordine economico-opportunistico: è viceversa inerente al comportamento di quegli (ir)responsabili dirigenti di Google, i quali (tra di loro forse anche qualche genitore?) sarebbero rimasti indifferenti “per motivi commerciali” fino a che sono stati costretti ad alienare quel vergognoso video? E’ ovvio che il comportamento di costoro non rientra in un fatto atipico, bensì rappresenta l’etica avulsa di una società biecamente immorale, ove il cosiddetto “dio denaro” è l’unico idolo universalmente riconosciuto e condiviso. Qualcuno opinerà sulle opinioni che fin qui ho espresso, ma credetemi, al di là del più gratuito pessimismo, il tunnel è ancora lungo e buio e non se ne scorge la fine.
Inquietudine, trasgressione, disobbedienza, ribellione e nichilismo sono diventati sinonimo di un mondo che non procede nel verso giusto, bensì sono sostantivi che sottintendono il soffocamento di tutto ciò che hanno, col loro equilibrio, rappresentato eticamente e storicamente le morali religiose monoteiste mediterranee, che incessantemente hanno sempre anteposto in primo piano l’uomo a qualsiasi ragione venale e ne hanno indirizzato la via al suo essere creatura in un mondo di simili con pari diritti e doveri. Al fondo di questo tunnel che noi, per età non vedremo, confido e prego affinché non si presenti una novella e indesiderata Apocalisse, mandata a sanzionare la sgradevole, indecente e irritante stoltezza di questa innumerevole massa umana che calpesta immoralmente questa nostra incolpevole terra.

Scrivi un commento

*