Riflessione

Per capire se l’universo è dentro o fuori di noi, occorre prima stabilire quale possa essere la definizione di “reale”.
Nel film “Matrix”, viene data la seguente: “In effetti, se per reale ci riferiamo a quello che percepiamo, a quello che possiamo odorare, toccare e vedere, quel “reale” sono semplici segnali elettrici interpretati dal cervello.”
Ma, in effetti, lo stesso cervello viene da noi “immaginato” attraverso la mente, perchè tutto quello che ne sappiamo (fotografie delle circonvoluzioni della corteccia, articoli scientifici ecc.), sono anche essi “semplici segnali elettrici interpretati dal cervello.”
Ma, a ben vedere, gli stessi “segnali elettrici”, in verita’, non vengono direttamente percepiti, ma sono il frutto di un’inferenza, basata su quanto la nostra mente “presume” di aver “percepito” da qualcosa di “esterno”; cioè, dalla lettura di libri, dalla visione di documentari o dall’ascolto delle lezioni di alcuni professori:
Ma, tutto sommato, la stessa “percezione” tramite lettura, visione o ascolto, è una congettura; perchè, stringi stringi, si tratta sempre di mere rappresentazioni mentali, che noi, “supponiamo” derivare da oggetti esterni.
Ma, se non derivassero da oggetti di un mondo esterno, sarebbe tutto un sogno; ma cosa è un sogno?
Esiste un criterio sicuro per distinguere sogno e realtà, allucinazioni ed oggetti reali?
Far riferimento alla minor vivacità e chiarezza dell’immagine sognata rispetto a quella reale non è corretto; dato che nessuno ancora ha avuto presenti contemporaneamente l’uno e l’altro per confrontarli, ma si può confrontare soltanto il ricordo del sogno con la realtà presente.
La stessa cosa per la paradossalita’ di alcuni sogni; che ci appare tale solo quando ci svegliamo; anzi, a volte ci si “sveglia” in un altro “sogno”, credendo di esserci destati nella “vera” veglia (a volte anche “a catena”).
Kant, ci fornisce, però, il suo autorevole criterio discretivo, asserendo che: “Il rapporto delle rappresentazioni fra di loro secondo la legge della causalità distingue la vita dal sogno”.
Ma la cosa non mi convince molto, perchè anche nel sogno ci sembra sussistere la legge della causalità, e ciascun particolare dipende parimenti in tutte le sue forme dal principio di ragione; e questo si “interrompe” fra la vita e il sogno e/o fra i singoli sogni, in cui ci risvegliamo da altri sogni.
Il solo criterio sicuro per distinguere il sogno dalla realtà, in effetti, dovrebbe essere solo quello del “risveglio”; quando il nesso causale fra le circostanze sognate e quelle della vita cosciente, viene espressamente e sensibilmente spezzato.
Però, come sopra detto, ciò avviene anche quando, da un sogno, ci svegliamo in un altro sogno, che ci sembra a tutti gli effetti la realta’; e ciò può addirittura avvenire “a catena”.
Il famoso Calderon de la Barca, era preso cosí profondamente da questa tematica, che cercò di esprimerla in una rappresentazione teatrale: “La vita è sogno”.
Secondo la Mandukya Upanishad, infine, quattro sono gli stati della coscienza: veglia, sonno con sogni, sonno profondo, e il quarto stato, nel quale si sperimenta la beatitudine della non-dualità.
Ed in effetti, nè la veglia nè il sogno sono del tutto illusori…perchè esistono e noi li sperimentiamo; sia pure con modalità che a noi sembrano diverse.
Forse la vera illusione siamo “noi” singoli individui, nel momento in cui contrapponiamo soggetti ed oggetti distinti in un mondo che ci appare molteplice; e che invece, magari, è solo UNO!

3 Commenti a “Riflessione”

  1. Franco scrive:

    Nel cervello ci sono tanti misteri che ancora non conosciamo…

  2. Piero scrive:

    ” Il cervello questo sconosciuto ” è un EBOOK di Paolo Carbonato.

  3. francesco.lia scrive:

    spererei di riuscire ad utilizzarlo (quello sconosciuto) almeno, una piccolissima percentuale
    purtroppo ancora oggi e un’enigma

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