CENA LUCULLIANA (!) DI FINE CORSO
Miei cari e buoni amici, apro questo post con un incipit che vuole riassumere la figura dello psichiatra Franco Basaglia (Venezia 1924 – 1980). Certamente vi chiederete cosa c’entra lo psichiatra con la nostra ipotetica e futura cena luculliana accennata nel titolo, ebbene dopo la stesura del pensiero del nostro personaggio (tratto dalle: Conferenze Brasiliane), che fra l’altro potrete conoscere  in televisione nella miniserie dedicata a lui e alla sua opera:  ”C’era una volta la città dei matti”, ne sarà chiaro il rimando. Il testo che ne segnalò lo spirito e la lungimiranza del suo sentire fu: «E’ quel che ho detto mille volte: nella nostra debolezza, in questa minoranza che siamo, noi non possiamo vincere perché è il potere che vince sempre. Noi possiamo al massimo convincere. Nel momento in cui convinciamo, noi vinciamo, cioè determiniamo una situazione di trasformazione difficile da recuperare». Ora utilizzando virtualmente la catena che viene usata per unire un articolo illustrato ai post che vengono da noi prodotti vado a  sintetizzare.
La mia proposta, non comune ma neppure banale, mira a farvi conoscere una iniziativa nata da un grande sognatore, o come viene meglio definito un “visionario pratico”. Questo sognatore: Ugo Zamburro – 55enne, psichiatra da oltre 25 – è il principale fondatore del “Caffè Basaglia”, un circolo Arci, da poco più di due anni al numero 34 di via Mantova, cuore del quartiere Oltredora – dove si può ascoltare musica jazz, assistere a spettacoli teatrali – e cenare serviti da camerieri gentili, efficienti di cui mai immaginereste il problema psichico che ha segnato una parte della loro vita. Questi camerieri con problemi psichici, a volte pure curiosi, affiancano gli altri ed è difficile distinguere chi ha difficoltà e chi no, perché sfoderano tutti professionalità e impegno.
«Noi non giochiamo a fare il ristorante, noi lo facciamo!» afferma orgogliosamente Zamburro, che si divide ogni giorno tra il lavoro al centro psichiatrico diurno di via Leoncavallo o all’ospedale San Giovanni Bosco e le serate al “Caffè Basaglia”. «Noi siamo la prova – prosegue – che aveva ragione Franco Bsaglia, quando sosteneva che chiudere i manicomi (legge 180 del 1978) non dovesse essere un fine ma un mezzo per valutare la possibiltà del territorio di ospitare il diverso».
In questo ambiente accogliente e trendy – un loft con le pareti gialle e arancione, sedie in alluminio,  foto d’autore alle pareti – il nostro viene chiamato da tutti semplicemente Ugo. Accanto a lui dunque i cosiddetti matti sono camerieri come gli altri. Ugo lavora a contatto con il dolore, ma – suo grande pregio – resta un ottimista ad oltranza. Il suo alter ego è una gigantografia di Corto Maltese nella sala al primo piano del ristorante, che rappresenta il faro che ne illumina il percorso: l’infinito, il viaggio, la strada, e il suo motto è: «Camminante, non esiste il sentiero: il sentiero lo fai camminando».
Ma nella vita i sogni non sono sufficienti: ed ecco che allora lo psichiatra gioca la carta del realismo, della praticità . «Il circolo è nato grazie alla buona volontà di un gruppo di amici miei: abbiamo cacciato ognuno una cifra, per alcuni di noi anche con sofferente esposizione, cioè quasi 200mila euro, ma dopo un anno ne abbiamo incassati molti di più: i numeri parlano da sé. Qui non c’è spazio per l’idealismo, qui ci sappiamo fare!». Dietro gli occhiali c’è uno sguardo azzurro, arguto, curioso che ti osserva. «Non bisogna mai smettere di interrogarsi, di sognare – insiste – poiché “siamo invincibili perché siamo un esercito di inguaribili sognatori”». Tra le altre attività , oltre a ricche rassegne musicali e teatrali, si programmano serate a tema per raccontare il disagio psichico. «I pazienti, fornendo particolari della loro vita, si trasformeranno da portatori di handicap in veri e propri esperti- sottolinea Zamburro -. Basta un semplice cambio di prospettiva e tutti possono avere un’opportunità nuova». E’ un combattente che non s’arrende mai Zamburro: «Perché come ci ha detto tempo fa, durante uno dei nostri incontri, Tati Almeyda, una delle madri di Plaza de Mayo, “non c’è lotta senza allegria” e la psichiatria è una cosa troppo seria per lasciarla solo agli psichiatri».
Quindi amici miei, se vi intriga l’avventura, in una sera di fine Maggio, potremmo conoscere questo locale e i componenti che ne hanno dato vita, tra un piatto di fettuccine, un bicchier di vino con in sottofondo una languida melodia lusitana. Che ve ne pare?

6 febbraio 2010 alle 17:54
ok Carlo ne parleremo mercoledi con gli altri.
9 febbraio 2010 alle 10:31
Caro
carlo i tuoi argomenti sono sempre interessanti complimenti
per la cena ne parleremo…