I miei nonni

Ultimamente si è sentito molto parlare di minatori e miniere.
Minatori miracolosamente salvati dopo mesi passati intrappolati sottoterra, minatori cinesi che purtroppo non si è riusciti a salvare e altri ancora con storie simili, purtroppo ricorrenti
Io sono toscano di Massa Marittima, paese che da sempre è vissuto di miniere,essendo proprio al centro di una zona chiamata”colline metallifere”.
Adesso le miniere della zona, come quelle sarde, sono state chiuse perché non è più conveniente estrarre il minerale in Italia. Egoisticamente per noi è un grandissimo sollievo e una liberazione, ma penso anche a quei poveretti che ancora devono scendere sotto terra a lavorare. Lavorare in miniera è pericoloso e accorcia la vita perché si respira polvere, si suda e si fatica come bestie da soma; a cinquanta anni i minatori sono vecchi e logori, invalidi per colpa della silicosi e del logorio della fatica. Ma arrivare a cinquanta anni è un traguardo raggiunto non da molti.
La vita dei miei nonni, da come me la hanno raccontata, era pressappoco così: la nonna casalinga viveva in casa allevando la prole, che ha quei tempi era sempre piuttosto numerosa,mia nonna ha allevato quattro figli. Quindi si può comprendere come la sua vita sia trascorsa cercando di far bastare la scarsa paga che il marito portava a casa. Far da mangiare, lavare i panni al lavatoio pubblico e accudire la casa; di svaghi e divertimenti a quei tempi c’era una notevole scarsità.
La giornata del nonno cominciava la mattina alle sei, sveglia colazione e via in piazza a prendere il “CAMION” che portava i minatori alla miniera, che era sempre ad una decina di chilometri lontana da casa.
Alle ore otto scendevano in miniera e andavano avanti per dieci ore a faticare come bestie in mezzo a pericoli di ogni genere. Il sabato era lavorativo, ferie e festività pagate ancora da venire. Qualche volta i minatori erano comandati a fare ore di straordinario per esigenze della miniera, ma al ritorna a casa i camion erano già andati e dovevano farsela a piedi!
Dopo una settimana con questi ritmi, finalmente ecco la domenica!
Non si lavora in miniera, ma si va all’orto, la famiglia è numerosa e bisogna cercare di arrotondare i miseri guadagni. Un poco di verdura fresca era la benvenuta. La domenica pomeriggio finalmente mio nonno poteva andare al bar a fare la partita.
Mi raccontava mio padre che una volta a scuola giocando ruppe un vetro, bisognava ripagarlo! Ma soldi mio nonno non ne aveva, i carabinieri allora gle dissero: “o paghi il vetro o passi una notte in prigione”. E così mio nonno si fece pure una notte in prigione!!
Arrivato a cinquantasei anni mio nonno lasciò questa amara terra in conseguenza di una cancrena a una gamba rimediata in miniera a causa di una frana in che gli devastò una gamba e da cui non poté più guarire. Gli andò pure bene perché il suo compagno finì completamente sotto la frana e morì sul colpo.
Quindi anche se le cose adesso saranno un poco migliorate la miniera è sempre una realtà molto brutta, non si dovrebbe rischiare tanto per vivere.
A proposito avete mai sentito la canzone “La miniera è tutto un baglior di fiamme, piangono mogli figli sorelle e mamme”?
E una canzone che evoca un fattaccio successo proprio in quei posti. Quindi abbasso le miniere e fortuna per noi che abbiamo conosciuto tempi migliori!
Io mi ritengo molto fortunato! Alla prossima.
Vemo.

5 Commenti a “I miei nonni”

  1. Franco scrive:

    Ciao Vemo, hai descritto un bel racconto, speriamo che un giorno non lontano riescono a chiudere tutte le miniere, perchè in esse si rischiano troppe vite umane!

  2. Enzo scrive:

    Ciao amico Vemo,il racconto dei tuoi nonni mi ha molto emozionato,io i miei nonni non li ho cosciuti,uno perchè quelli paterni vivevano in quel di Molfetta mentre io sono nato e vissuto nel nordest a Fiume,poi perchè quelli materni non lo ho mai conosciuti se non attraverso i racconti di mia madre.Poi a proposito delle miniere mi viene in mente un film che ho visto tanti anni orsono era “Il padrone delle ferriere”
    che ovviamente raccontava la vita dei minatori,molto ma molto dura.Ciao a presto.

  3. secondo scrive:

    Che storia quella che ci racconti,veramente emozionante come dice il nostro comune amico Enzo.Non doveva essere facile la vita a quei tempi figuriamoci poi per chi lavorava in miniera.
    Mi viene da fare il paragone con la vita di oggi,niente a che fare della vita piena di sacrifici che faceva il tuo povero nonno diverti menti zero solo qualche partitina al bar come daltronde faceva pure mio padre.
    Ma daltronde nulla rimane immutato tutto cambia in questo nostro mondo per fortuna.

  4. Piero scrive:

    La stessa cosa e lo stesso modo di vivere me lo hanno raccontato i pochi minatori rimasti di Prali, famosa per le sue miniere di talco, solo che loro non avevano un camion che li portava alla miniera, perchè non c’era la strada per arrivarci,ma solo un sentiero, e per di più in salita. Io sono andato a visitarle e ho impiegato più di due ore per arrivarci.

  5. Vemo scrive:

    Daccordo Piero.pero’ tornavano in discesa!!

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