La Storia dei Toret …continua sempre da “La Stampa”

“I toret non si toccano,
sono i gazebo a violentare il centro”

Un toret classico, di quelli destinati a essere cambiati nel centro storico perchè giudicati «troppo verdi»

La Soprintendente:
liberate le piazze auliche

EMANUELA MINUCCI
TORINO

La soprintendente ai Beni Architettonici Luisa Papotti è piuttosto arrabbiata. Non ne può più di essere considerata dai torinesi la nemica dei loro (amatissimi) tòret. «Da quando in un’intervista all’assessore all’Arredo urbano Ilda Curti è emerso che queste fontanelle tradizionali sono state tolte dalle piazze auliche per compiacere la Soprintendenza, sono stata subissata di telefonate e lettere. E allora voglio dirlo chiaramente: noi non abbiamo nulla contro i tòret, sono oggetti storicizzati che ormai sono entrati nella sfera affettiva dei cittadini…».

Quindi la Soprintendenza non vieta l’utilizzo di queste fontanelle nelle piazze auliche?
«Assolutamente no, li troviamo gradevoli, e comunque non sono certamente il male maggiore se parliamo di utilizzo delle piazze centrali…».

E qual è invece il male maggiore?
«È il dilagare di manifestazioni di dubbio gusto in questi salotti cittadini. Da quando Torino si è risvegliata post- olimpica, più bella e appetibile per tutti, le richieste al Comune di allestire le kermesse e i mercatini più diversi in centro si sono moltiplicate. Così pullulano pure le iniziative di cattivo gusto: dagli stand per la depilazione definitiva in piazza Castello al venditore di porchetta sotto Palazzo Carignano».

Forse è perché il Comune in questo momento ha bisogno di incassare. Ogni bancarella paga il suolo pubblico e in tempi di magra si accetta tutto…
«Io non dico assolutamente che non si debbano fare, ogni tanto, per carità. E non voglio nemmeno attaccare l’operato del Comune, perché l’assessore Curti si è dimostrata molto attenta e sen- sibile al tema dell’arredo urbano. Dico soltanto che è arrivato il momento di metterci attorno a un tavolo per dosare queste manifestazioni e fare in modo che il centro città sia sempre meno afflitto dai gazebo e dai gonfiabili».

Lo dice pensando ai turisti?
«Certo: credo abbiano diritto di visitare il cuore di Torino e scoprirlo finalmente integro e senza sovrastrutture da fiera di paese. Ma poi anche i torinesi hanno lo stesso diritto. Per carità, se si tratta di eccellenza enogastronomica o di altre iniziative di livello nessuno ha niente da rimproverare, ma ripeto bisogna fare un calendario e non concentrare tutte le iniziative in centro».

Ma tornando ai tòret, lei quale fontana preferisce? Quella superclassica verde o il monolite grigio che è apparso, per esempio, in piazza Carlo Alberto?
«Posso avvalermi della facoltà di non rispondere? (chiede sorridendo, ndr). Ripeto, la Soprintendenza non entra neppure nel merito, perché il classico tòret verde non risulta stonato nelle piazze auliche. Morale: se il Comune introduce nuovi modelli lo fa solo perché ha deciso di farlo, punto e basta».

1 Commento a “La Storia dei Toret …continua sempre da “La Stampa””

  1. Franco scrive:

    Dobbiamo Augurarci che queste fontanelle che sono un simbolo per la città non vengono col tempo eliminate!!!

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