Agli amici della nostra età

Cari amici,mentre si festeggiano i centocinquant’anni dell’unità d’Italia, voglio dichiarare la mia condizione pensionato settantottenne,in una patria che non conosco piu’ come mia.Ho da poco superato i settantasette e ricordo l’orgoglio della mia giovinezza, la gioia di appartenere a un paese che era considerato uno scrigno di tesori d’arte e musicisti.Ricordo la fatica e la soddisfazione nel frequentare la “Scuola Pubblica”,valido aiuto alle famiglie,allora,nella formazione dei giovani.Genitori e professori avevano le idee chiare su come indirizzare l’energia giovanile:qualche sterzata per correggere la direzione,per far imboccare la strada maestra della libera realizzazione personale in paese libero ed evoluto.Con sgomento ho visto in pochi decenni svanire i valori fondati della nostra civiltà e mi domando e vi domando che speranze ci sono per il futuro di questo paese ridotto,mi pare,a un popolo di pensionati,di badanti,di impiegati pubblici e di prezzolati al servizio di consorterie piu’ o meno occulte?Non mi servono parole di ottimismo, ma spunti di riflessioni e qualche consiglio per rendermi utile nella banale quotidianità di questo tempo che si consuma nei supermercati e sui tram e dove l’unica speranza,per uno della mia età è quella di non finire nelle fameliche fauci del Sistema Sanitario Nazionale.

Questo articolo è stato scritto da un nostro amico e pensionato come me!!

5 Commenti a “Agli amici della nostra età”

  1. secondo scrive:

    Ho letto attentamente il post,il fatto che lo ha scritto un pensionato categoria che anchio appartengo da un po di anni mi ha interessato ancor di più per il semplice fatto che mi rispecchio fedelmente nelle cose che sono scritte.
    Il fatto è che anche parecchi amici miei quasi tutti pensionati pensano più o meno le stesse cose,come una fedele fotocopia,abbiamo passato tempi che erano molto migliori anche se qualche lamentela si sentiva ma il futuro non faceva paura.
    Ora invece abbiamo i figli o i nipoti che non hanno un posto di lavoro che li possa rendere autonomi,o farsi una famiglia niente di niente.
    In effetti come dice il post ci vorrebbe una sferzatra per cambiare le cose in modo drastico ma da chi…….

  2. Franco scrive:

    Interessante questo articolo, tutto quello che è scritto lo pensiamo anche noi, se non si corregge energicamente la direzione si rischia di finire come la parabola della ranocchia, un post che ho inserito un pò di tempo fa. Dove una ranocchia viene messa in una pentola d’acqua e poi si accente il fuoco sotto. Inizialmente la ranocchia trova piacevole nuotare nell’acqua tiepida, poi man mano aumenta la temperatura dell’acqua, ma ormai la ranocchia comincia ad essere stanca e sfinita, non riesce più a saltare fuori dall’acqua e viene cotta. Questa è una storiella ma è molto vicino allla realtà. Da parte mia sono preoccupato per il futuro dei nostri figli che diventa sempre più incerto e le istituzioni fanno poco o niente per cambiarlo.

  3. Iris scrive:

    quanta verità!! e davvero per i nostri figli sarà sempre più difficile……

  4. nelly scrive:

    Bell’articolo Enzo, tutto quello che dici è vero, solo che purtroppo non possiamo farci niente, noi, pensionati e anziani, ormai siamo la maggioranza, e rispetto a tanti altri, bene o male, tutti i mesi ci arriva la pensione e possiamo tirate avanti.

    Il mio pensiero và ai giovani, che non hanno lavoro, e sarà difficile per loro raggiungere la pensione, la nostra generazione ha cominciato presto a lavorare, loro che fanno? si fanno mantenere dai genitori, disprezzano i lavori più umili, con la scusa che hanno studiato, e non vogliono faticare, è ovvio che non tutti sono così, ma la maggiorparte.

    Per loro il futuro non sarà per niente facile, poi se vediamo cosa succede nel mondo, le prospettive sono tutt’altro che rosee, non ci resta che SPERARE, e che da lassù Qualcuno metta una buona parola.

  5. Vemo scrive:

    Qualche riflessione all’articolo di Enzo voglio farla anch’io.
    Trovo\ giustissimo quello che esprime il pensionato della mia eta’. In effetti i giovani di oggi non hanno molte certezze,o mete ambiziose da porsi., colpa anche di una scuola devastata e mass media poco o niente edificanti.
    L’avvenire che hanno davanti è fatto da lavoro precario .o per i piu’ fortunati lavoro di servizi . Gente che produce e crea ricchezza in avvenire se ne vedra’ sempre meno. Credo che la forza di una nazione provenga piu’ da quello che produce,i consumi vengono dopo.
    Comunque tornando alla mia infanzia ,i tempi non erano tanto migliori.
    La miseria regnava sovrana,alle porte una guerra che peggiore non si puo’ neanche immaginare. Morte e devastazioni erano il pane quotidiano.
    Quindi non resta che sperare uin un divenire migliore di quello che intravediamo.
    Non per noi ,che siamo crepuscolo, ma per i nostri giovani, Speriamo in bene.
    Vemo.

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