La torino di guido gozzano

 

Come una stampa antica bavarese

vedo al tramonto il cielo subalpino

Da Palazzo Madama al Valentino

ardono l’Alpi fra le nubi accese

E questa l’ora antica torinese,

è questa l’ora vera di Torino…

Un po’ vecchiotta, provinciale, fresca

tuttavia d’un bel garbo parigino,

in te ritrovo me stesso bambino,

ritrovo la mia grazia fanciullesca

e mi sei cara come la fantesca

che m’ha veduto nascere, o Torino…

la metà di me stesso in te rimane

e mi ritrovo ad ogni mio ritorno.

A te ritorno quando mi rabbuia

Il cuor deluso da mondani fasti.

Tu mi consoli, tu che mi foggiasti

Quest’anima borghese e chiara e buia

dove ride e singhiozza il tuo Gianduja

che teme gli orizzonti troppo vasti

Evviva i bôgianen Sì, dici bene,

o mio savio Gianduja ridarello!

Buona è la vita senza foga, bello

goder di cose piccole e serene

A lè questiôn d’ nen piessla. Dici bene

Guido Gozzano


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