1 maggio 2020
*** Il 1° Maggio ***

Il Primo Maggio, va commemorato per non dimenticare tutte quelle persone, che hanno lottato per ottenere condizioni di lavoro e di vita umane per tutti, e per difendere il proprio diritto al lavoro. La storie delle rivendicazioni operaie sono state molte, come per miglioramento e conservazione del posto, riduzione del tempo di lavoro, quello salariale e della salute. La prima rivendicazione è nata ben 165 anni fa, con l’Australia che aveva  coniato il moto “otto ore di lavoro, otto ore di svago, otto ore per dormire”, condiviso poi da tutto il movimento operaio, che fu allora la scintilla. Un altro episodio che ha ispirato la data nella quale attualmente in molti paesi del mondo, si celebra la “Festa del Lavoro”, il caso avviene negli Usa a Chicago il primo maggio 1886. Quel giorno era indetto uno sciopero generale in tutti gli Stati Uniti, con il quale gli operai rivendicavano migliorie e più umane condizioni di lavoro: a metà Ottocento anche 16 ore al giorno, la sicurezza non era contemplata e i morti sul lavoro erano cosa di tutti i giorni.

Oggi, noi stiamo vivendo un momento critico nel nostro paese, la Festa del Lavoro si carica soltanto di un significato simbolico, sarà un Primo Maggio inedito con tante incognite  e nessun festeggiamento nelle piazze, da sempre piene di giovani, lavoratori e bandiere.

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1 maggio 2020
Arborea

Arborea si trova in Sardegna nelle vicinanze di Oristano, e una zona molto estesa e molto paludosa, per le zanzare portatrici di malaria era ideale. Nel 1929 fu Mussolini ad incominciare a bonificare, per poi finire nel 1928, suddividendo in piccoli appezzamenti e assegnando un pezzo ad ogni famiglia bisognosa, chiamandola Mussolinia. Oggi la zona più ricca della
Sardegna tutta irrigata, e produce meloni, angurie, pomodori, fragole e qualsiasi tipo do ortaggi, grande produzione di latte e formaggi e tante altre cose.

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1 maggio 2020
Ballo popolare

La Monferrina canzone e ballo piemontese…

La monferrina è un’antica danza popolare originaria del Monferrato.

Questo simpatico filmato è stato fatto da me qualche anno fa in una festa in Via Chiesa della Salute e caricato su Youtube è quello che ha ottenuto il maggior numero di visualizzazioni, di tutti gli altri caricati da me…

E allegro e ho pensato di condividerlo con voi… Una buona visione….

Testo originale in piemontese[1]
Òh ciàh ciàh, Maria Catlin-a
domje, domje na siassà.
Òi si si ch’i la darìa
l’hai lassà lë siass a ca.
Ris e còj e tajarin
vardé-sì com a balo bin:
a balo pì bin le paisanòte
che le tòte dë Turin.
Òh bondì, bondì, bondì
‘ncora na vòlta, ‘ncora na vòlta,
Òh bondì, bondì, bondì
‘ncora na vòlta e peui pa pì.
‘Ncora na vòlta sota la pòrta
‘Ncora na vira sota la riva,
òh bondì, bondì, bondì
‘ncora na vòlta e peui pa pì.
Còs it fas Maria Catlin-a
lì setà ‘n sël taboret,
da na man la ventajin-a
e da l’àutra ‘l fassolèt?
Pijé na giòja che vë pias,
dej’ la man, tirela ‘n brass.
La corenta a l’é pì bela
e peui traderiderà.
Òh bondì, bondì, bondì
‘ncora na vòlta, ‘ncora na vòlta,
Òh bondì, bondì, bondì
‘ncora na vòlta e peui pa pì.
‘Ncora na vòlta sota la pòrta
‘Ncora na vira sota la riva,
òh bondì, bondì, bondì
‘ncora na vòlta e peui pa pì.
Për dansé la Monfërin-a
j’é rivaje n’ufissial,
l’ha ciapà Maria Catlin-a
l’ha portala ‘n mes al bal.
Fate ‘n là, ti, paisan,
passo mi con ël vardanfan.
Feme mach un bel inchin
che mi iv fas un bel basin.
Òh bondì, bondì, bondì
‘ncora na vòlta, ‘ncora na vòlta,
Òh bondì, bondì, bondì
‘ncora na vòlta e peui pa pì.
‘Ncora na vòlta sota la pòrta
‘Ncora na vira sota la riva,
òh bondì, bondì, bondì
‘ncora na vòlta e peui pa pì.

Traduzione in italiano
Oh ciao ciao Maria Caterina
diamole, diamole una setacciata.
Ohi sì sì che gliela darei
ma ho lasciato il setaccio a casa.
Riso e cavoli e tagliatelle
guarda qui come ballano bene:
ballano meglio le contadinelle
che le ragazze di Torino.
Oh buondì, buondì, buondì
ancora una volta, ancora una volta,
Oh buondì, buondì, buondì
ancora una volta e poi mai più.
Ancora una volta sotto la porta
Ancora una volta sotto la riva,
oh buondì, buondì, buondì
ancora una volta e poi mai più.
Cosa fai Maria Caterina
lì seduta sullo sgabello,
in una mano il ventaglietto
e nell’altra il fazzoletto?
Prendete una gioia che vi piace,
datele la mano, prendetela in braccio.
La corenta è più bella
e poi traderiderà.
Oh buondì, buondì, buondì
ancora una volta, ancora una volta,
Oh buondì, buondì, buondì
ancora una volta e poi mai più.
Ancora una volta sotto la porta
Ancora una volta sotto la riva,
oh buondì, buondì, buondì
ancora una volta e poi mai più.
Per ballare la Monferrina
è arrivato un ufficiale,
ha preso Maria Caterina
l’ha portata in mezzo al ballo.
Fatti in là, tu, contadino,
passo io col vardanfan.
Fatemi solo un bell’inchino
che vi do un bel bacino.
Oh buondì, buondì, buondì
ancora una volta, ancora una volta,
Oh buondì, buondì, buondì
ancora una volta e poi mai più.
Ancora una volta sotto la porta
Ancora una volta sotto la riva,
oh buondì, buondì, buondì
ancora una volta e poi mai più.

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29 aprile 2020
*** MUSEO CIVICO PIETRO MICCA ***

Un gioiello tutto da scoprire, dedicato all’uomo che salvò Torino.

Questo museo è stato istituito nel 1961, in occasione del centenario dell’Unità d’Italia. Nobile museo che ricorda l’Assedio di Torino del 1706, raccoglie cimeli, vari documenti e distinte rappresentazioni storiche dell’avvenimento, con una sessione del sistema di vie sotterranee aperte al pubblico, offrendo la possibilità di visitare le stesse gallerie di contromina e cunicoli, che hanno giocato il ruolo strategico fondamentale durante l’assedio. L’intero museo è situato su quella che rimane dell’antica cittadella fortificata, resta solo il “Mastio” che funge da sede del museo storico nazionale della Artiglieria.

E’ bene fare un passo indietro nel tempo per avere un punto storico, anche per conoscere colui che salvò Torino  e il Ducato dei Savoia dall’assedio dei franco-spagnoli. Si ricorda che tra il 1705 ed il 1706, le truppe francesi, avevano messo tutta la città di Torino sotto assedio con 45mila soldati. Tutto faceva presagire a una imminente vittoria degli invasori  con una sferrata battaglia che avrebbe potuto avvenire  da un momento all’altro. Il che avrebbe cambiato fortemente anche la storia di Torino. La vittoria tuttavia fu tolta dalla mani dei francesi, grazie al gesto eroico di un minatore dell’armata sabauda, un audace giovane biellese storicamente  di nome Pietro Micca, che nel trambusto dello scontro perse la sua vita, ma salvando nello stesso tempo quella dei suoi compagni, tutto era avvenuto nella premurosa fretta di quel istante, lui gravò su una mina facendola esplodere bloccando nello stesso tempo le truppe francesi, che stavano sfondando il portone d’ingresso alle gallerie sotterranee. Con il suo infausto gesto era valso a cambiare le sorti della battaglia sconfiggendo questo nemico invasore.

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25 aprile 2020
“Un mondo migliore”

UN MONDO MIGLIORE

Non è facile pensare di andar via
E portarsi dietro la malinconia
Non è facile partire e poi morire

Per rinascere in un’altra situazione
Un mondo migliore

Non è facile pensare di cambiare
Le abitudini di tutta una stagione
Di una vita che è passata come un lampo
E che fila dritta verso la stazione
Di un mondo migliore
E un mondo migliore

Sai, essere libero
Costa soltanto
Qualche rimpianto
Sì, tutto è possibile
Perfino credere
Che possa esistere
Un mondo migliore
Un mondo migliore
Un mondo migliore
Un mondo migliore

Non è facile trovarsi su una strada
Quando passa la necessità di andare
Quando è ora è ora è ora di partire
E non puoi non puoi non puoi più rimandare
Il mondo migliore
Un mondo migliore

Sai, essere libero
Costa soltanto
Qualche rimpianto
Sì, tutto è possibile
Perfino credere
Che possa esistere
Un mondo migliore
Un mondo migliore
Un mondo migliore
Un mondo migliore

Sarà un Mondo Migliore se anche nel piccolo faremo
tutti la nostra parte… e torneremo più effervescenti.

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24 aprile 2020
Personaggio fondamentale per la conoscenza

Parliamo di un personaggio fondamentale per la matematica, ma anche uno  scienziato e filosofo, tanto da assumere una fama leggendaria che fu trasfigurata tra i suoi seguaci sino a divenire una figura simbolica.

La foresta dei numeri primi

Tra i grandi annoveriamo PITAGORA, nato a Samo nel sesto secolo a.C. emigrò a Crotone intorno al 530 a.C. dove fondò una scuola di filosofia religiosa ( per quel tempo era impensabile, ammise le donne), imponeva agli adepti l’osservanza del celibato, la comunione dei beni.

FRANCOBOLLO COMMEMORATIVO

Esiste oggi una comunità chiamata DAMANUR, che segue la filosofia di Pitagora con alcuni punti in comune, ma con le sue diversità) .

Tra le pratiche ebbe particolare importanza la musica, tanto che fu scoperto il rapporto numerico che governa i volumi dei suoni.

Durante una sommossa popolare la scuola fondata da Pitagora venne incendiata e distrutta (i suoi seguaci erano però fautori del partito aristocratico), fu costretto a lasciare Crotone ritirandosi a Metaponto, ove rimase fino alla sua dipartita, che secondo il filosofo Dicearso avvenne dopo un lungo digiuno vissuto nel tempio delle MUSE tra il 497 e 496 a.C.

La base del pensiero filosofico di Pitagora è il concetto che costituisce l’animo umano, destinato a liberarsi dal corpo mortale e a riunirsi alla sua origine universale. Lui riteneva l’uomo essenzialmente spirito, e l’unione con il corpo va considerata come una punizione da espiare sino alla purificazione o catarsi. La metempsicosi, ovvero la teoria secondo la quale le anime vanno soggette a reincarnarsi.

Fondamentale nel pensiero di Pitagora è la riflessione sui numeri, riteneva che essi fossero in grado di spiegare la struttura armonica dell’universo. (I numeri sono la sola cosa che non inganna e in cui risiede la verità) Pertanto la sua matematica favorì  l’interpretazione del numero come principio  primo della realtà.

FORMULA

Pitagora, probabilmente apprese le scienze matematiche dagli Egizi, dai Caldei e dai Fenici, esponeva i suoi concetti per simboli, il loro insegnamento era di due tipi , e venivano distinti in matematica e acusmatici, quelli che frequentavano il corso matematico avevano la facoltà di far domande e di esprimere opinioni alle quali venivano rilevate le dottrine più profonde della scuola.

Quelli che frequentavano acusmatici ” o ascoltatori ” ai quali era imposto il silenzio e una rigida disciplina di apprendimento, questa divisione diede origine a due fazioni contrapposte che, dopo la morte del maestro , si contesero la sua eredità ideale.

TEOREMA

Le scoperte matematiche ” Teorema di Pitagora ” era una realtà già nota in precedenza  ( in particolare a quella Babilonese). La paternità attribuita a Pitagora è spiegabile per il fatto che fu lui il primo a comprendere la validità generale del teorema.

MATERA Mostra

Molte altre scoperte , nel campo della geometria, dell’aritmetica, dell’acustica e dell’astronomia avvennero ad opera di Pitagora e della sua scuola. Le due facce dell’eredità pitagorica, sono costituite da una chiarezza razionale e misticismo. Osservazioni rigorose ed esperienze costituirono nei secoli successivi i due poli d’attrazione dell’intero pensiero Greco.

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23 aprile 2020
COSì dicono……. dal 5 maggio………

“Non servirà l’autocertificazione per circolare all’interno del
proprio comune. Ci sarà una
fascia protetta (10.30-18) per
l’uscita degli ultra 70enni”
da La Stampa del 23/04/2020

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22 aprile 2020
- IL DITO DI COLOMBO -

Chi lo sa quando riprenderemo quella bella libertà che avevamo, che l’abbiamo totalmente persa qualche mese fa, causa dall’episodio grave della mala/pandemia, arrivata velocemente in forma molto preoccupante e che in breve tempo ha invaso tutto il mondo. Quando questa libertà ci verrà restituita (speriamo al più presto) ritorneremo ad uscire dalle nostre case senza problemi, ricominceremo con la solita o nuova vita? Saranno nuovamente quelli che andranno al lavoro o in cerca, quelli che dovranno sbrigare le loro faccende, tanti andranno  a godersi il tempo libero, passeggiando anche liberamente per la città in cerca di qualcosa di nuovo. Per coloro che vogliono scoprire anche una piccola curiosità, devono andare sotto i portici lato sud/est di Piazza Castello, nel tratto che precede l’ingresso della Prefettura e prestare dell’attenzione, che a un certo punto possono trovare una lapide incastonata nel muro con un medaglione di bronzo, avendo un altorilievo raffigurante il Cristoforo Colombo, nell’atto di misurare un mappamondo con un compasso e sullo sfondo una caravella. Questa lapide è a ricordo degli Italiani emigrati in America Latina, a coloro che parteciparono come volontari alla Prima Guerra Mondiale.  Quest’opera a ricordo, è dello scultore Dino Somà.

E qui entriamo in campo con la solita leggenda del medaglione; (Che strofinando il dito di Colombo porti tanta fortuna). Difficile resistere alla tentazione di toccarlo, sperando come sempre alla fortuna.  E un po’ come pestare gli attributi del Torello di Piazza S.Carlo. questo gesto è diventato oggi, una vera e propria tradizione della Città di Torino. E’ per lo stesso motivo che questo dito mignolo della mano , appare molto lucido rispetto al resto dell’opera. Sono soprattutto gli studenti universitari e non, che sperano in questo, sia un buon aiuto per superare gli esami col massimo dei voti.

Sebbene, che tutti sappiamo dell’esistenza di alcuni portafortuna sparsi sulla nostra città. E’ un po’ meno conosciuta invece, la famosa e vecchia storia che gira attorno al dito mignolo della mano del navigatore Colombo, che scoprì l’America assistito dalla Dea Fortuna, mentre stava cercando  di scoprire l’India.

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17 aprile 2020
“Siamo Italiani”

Italiani chi siamo davvero:  Siamo il popolo di artisti, inventori  e scienziati che hanno regalato al mondo il più grande contributo all’umanità di ogni tempo. Siamo Italiani perché abbiamo un grande patrimonio artistico è culturale. Siamo Italiani perché gli Alpini sono Italiani e con le loro mani costruiscono un ospedale da campo più grande d’Europa.

Siamo Italiani perché servono 300 medici volontari e dall’appello rispondono in 1500, molti dei quali in pensione, dopo una vita sacrificata in corsia. Siamo Italiani perché servono 500 infermieri volontari e all’appello rispondono in 8000 senza esitazioni e timori.

Pizzaioli e pasticcieri allungano il turno di notte per regalare pane e dolci a medici e sanitari. Siamo Italiani perché i dentisti rinunciano alle mascherine per aiutare i colleghi in prima linea.

Siamo Italiani perché siamo parte del problema e parte della soluzione, ma al centro della tragedia troviamo la forza, il coraggio è l’inventiva per rimetterci in piedi e tornare a guardare il futuro…  Ecco perché siamo Italiani e siamo orgogliosi di esserlo.

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16 aprile 2020
- LE ULTIME CONSEGUENZE -

Ero seduto su una panchina che leggevo il giornale, mi ero soffermato ad un articolo che dava le ultime notizie del momento. Un signore seduto vicino, ma a misura di prevenzione commentava, che questi fatti di pandemia era un pericolo molto infausto per l’Italia, ma soprattutto per l’anzianità delle persone, è sentenziava ancora dicendo; che era specialmente l’ultima generazione che se ne andava. Infatti, la sua era una previsione come quella di tutti noi. Sentenza molto appropriata.

Certamente al giorno d’oggi ci sono al bisogno le apposite strutture per anziani, sicuramente c’è una buona parte di anziani che ne usufruisce che per diverse ragioni si trovano lì, tra quelle mura di una Casa di Riposo fino al termine della loro esistenza. Anziani, che nella loro fragilità sono stati colti da quel infame virus senza alcuna via di scampo. Anziani, che erano custodi di molte esperienze di vita, cultori di tante tradizioni. Ci rendiamo conto che se ne vanno i migliori, quelli che avevano avuto una precoce gioventù di miseria causata dalla guerra e del subito dopo. Anziani, che sapevano  cosa voleva dire sacrificio, giorni di fame e sopportazione. Anziani, che vivevano nella speranza, sempre con l’idea di trovare un via nuova per conquistare un migliore futuro. Intanto la soluzione di quei momenti era solo unica, quella di rimboccarsi le maniche mettendoci il cuore e le braccia per ricostruire una Italia distrutta.

Scusatemi, sono passati da allora tanti anni, ora erano fortunatamente nonni, erano i bisnonni del tutto buono, aiutavano la famiglia anche con le loro, forse misere pensioni, sempre pazientemente accudivano anche i loro nipoti, acconsentendo i famigliari ad assentarsi per il lavoro, ma poi ???….

Questi capelli d’argento ora se ne stanno andando soli, disgraziatamente soli senza nemmeno un conforto, neanche un piccolo saluto dei loro cari, neanche un misero grazie….soli, soli, soli per sempre.

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